DEFLUSSO ECOLOGICO: FERMA POSIZIONE DEL CONSORZIO IN REGIONE
I vertici del Consorzio in audizione in Commissione regionale

 

Il Presidente del Consorzio di bonifica Brenta, Enzo Sonza accompagnato dal suo vice, Sebastiano Bolzon e dal direttore, ing. Umberto Niceforo hanno preso parte lo scorso giovedì 28 gennaio all’audizione della Seconda commissione permanente del Consiglio regionale del Veneto, presieduta da Silvia Rizzotto. Con i vertici del Consorzio sono interventi l’assessore regionale all'Ambiente, Clima, Protezione civile e Dissesto idrogeologico, Gianpaolo Bottacin ed i rappresentanti di ANBI Veneto, Coldiretti Veneto, CIA Veneto, Confagricoltura, ENEL, Autorità di bacino distretto Alpi orientali, Consorzio bonifica Piave, Coldiretti Treviso ed ARPAV.

Sul tavolo l’applicazione sostenibile del DEFLUSSO ECOLOGICO nel bacino del Brenta, del Piave e nel territorio Veneto, tema quanto mai dibattuto e delicato che sarà oggetto di approfondite discussioni nel corso dei prossimi mesi. Alla base la direttiva europea 2000/60/CE (Direttiva Quadro sulle Acque – “DQA”) che prevede, tra le altre, la revisione delle portate da rilasciare nell'alveo dei fiumi Brenta e Piave per garantire il così detto “Deflusso Ecologico”. Una revisione che dovrebbe gradualmente completarsi entro il 2021 sostituendosi all’attuale Deflusso Minimo Vitale.

Intervenendo in audizione sulla questione, ancora una volta, ferma è stata la posizione espressa dal presidente Sonza sul pericolo che incorrerebbe il Territorio nel rialzo del deflusso del Brenta, con gravi danni ambientali ed economici derivanti dalla riduzione (sino al concreto pericolo della desertificazione) dei canali consortili.

«Il Brenta, come il Piave ma più in generale i nostri fiumi hanno carattere torrentizio e come tutti sappiamo risentono molto della stagionalità con momenti di piena e periodi di drastica siccità – spiega il presidente Sonza – Essi sono la fonte vitale per il nostro comparto agricolo che con 20 mila aziende agricole serve un’area di 30 mila ettari. Una tematica così delicata va applicata con la massima attenzione perché è necessario comprendere a fondo le diverse realtà in una fase storica di forti cambiamenti climatici che pare siano stati poco considerati. Plaudo a questa audizione e all’impegno della Regione, ma il tempo stringe ed è necessario che la voce unanime del Veneto possa essere colta a livello Ministeriale per chiedere di far adottare un’opportuna deroga all’Europa per non aumentare i valori di Minimo Deflusso Vitale già stabiliti e già oggi gravosi».

I criteri rigidi dettati dalla Direttiva europea poggiano sulla fotografia dei grandi fiumi del Nord Europa con portate costanti e nel triveneto non sono applicabili. L’assessore Bottacin, nel suo intervento, ha posto poi lo sguardo non solo sul corso delle acque ma anche sull’importanza degli invasi e sulle conseguenze che ne deriverebbero anche sul piano della produzione di energia elettrica green e sul comparto turistico. Un deficit che colpirebbe i laghi e di conseguenza i fiumi e la rete d’irrigazione a valle.

«Provvedimenti che aumentino l’attuale Deflusso Minimo Vitale, in certi momenti critici di magra già eccessivi – ha esposto nel suo intervento il direttore Niceforo - significherebbero provocare enormi danni economici e anche ambientali su un sistema storico e consolidato di 2.400 chilometri di canali provocando la moria della fauna ittica in essi presente, la definitiva compromissione del sistema delle risorgive, gravi conseguenze a livello igienico e sanitario per un’area che si estende su 700 chilometri quadrati e con una popolazione stimata dell’ordine dei 250.000 abitanti, oltre che mettere in ginocchio l’agricoltura del territorio e il suo indotto.»

L’intervento in Regione è l’ennesimo grido d’aiuto degli Enti veneti coinvolti ed in particolare del Consorzio di Bonifica Brenta, del Consorzio bonifica Piave e dell’ANBI Veneto custodi di un patrimonio inestimabile come è l’acqua.

Cittadella, 2 febbraio 2021

 

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