BISOGNA CORRERE AI RIPARI

Recenti notizie di stampa hanno dato una certa enfasi relativamente al voto, espresso dalla Camera dei Deputati poche settimane fa, a sostegno del progetto dell’idrovia Padova-Venezia, che oltre a migliorare le condizioni di navigabilità, avrebbe una funzione di scolmatore delle piene del Brenta. Per la difesa del Brenta, molto tempo prima, era stata proposta un’altra importante opera: il serbatoio del Vanoi, promosso dalla Commissione Interministeriale De Marchi dopo la devastante piena del novembre 1966.

Il serbatoio si collocherebbe sul torrente Vanoi, principale affluente del torrente Cismon, a sua volta principale affluente del fiume Brenta. L’invaso sarebbe situato a confine tra Veneto e Trentino Alto Adige, attraverso una diga a gravità, immorsata in roccia su entrambe le sponde. Il volume utile ipotizzato per il serbatoio è di 30-40 milioni di metri cubi. Gran parte del volume di invaso sarebbe dedicabile, nei periodi autunnali, a laminazione delle piene, garantendo la sicurezza idraulica ad un’ampia area oggi a rischio (bassa Valsugana, città di Padova, tratto di bassa pianura fino alla foce). Nel periodo estivo, invece, il serbatoio costituirebbe una preziosa riserva idrica per garantire il mantenimento del minimo deflusso vitale in Brenta (vantaggi ambientali e turistici, per la navigazione tra Padova e Venezia e per la fruizione da parte delle comunità rivierasche), oggi spesse volte pregiudicato, e per sopperire alle magre fluviali, con notevoli benefici per l’agricoltura e anche sulla qualità delle acque e quindi in termini igienico-sanitari, compresi i canali interni della città di Padova. Inoltre la migliore regolazione delle portate durante l’intero anno potrebbe favorire una maggiore infiltrazione idrica attraverso l’alveo del Brenta, operando una significativa ricarica della falda, dalla quale attingono acquedotti che servono ampi territori del Veneto e per i quali la Regione Veneto ha previsto ulteriori prelievi idrici. Il nuovo lago artificiale potrebbe offrire notevoli benefici per il turismo locale in montagna.

La presenza dello sbarramento potrebbe comportare l’utilizzo per la produzione di energia, con una nuova centrale idroelettrica (produzione annua da 20 a 40 milioni di chilowattora); tale potenzialità è stata offerta agli Enti locali della montagna; si registrerebbe inoltre un benefico effetto a cascata sui numerosi impianti idroelettrici già esistenti a valle. L’area oggetto di invaso è completamente priva di abitazioni e di ogni utilizzo antropico significativo. Il costo previsto è di circa 150 milioni di euro. Se l’idrovia può essere di certo meritevole, a differenza del serbatoio del Vanoi non ha però alcuna valenza di riutilizzo dell’acqua con molteplici benefici a cascata verso valle (produzione idroelettrica, deflusso ecologico negli alvei, ricarica della falda, utilizzo irriguo, ecc.) come invece il serbatoio del Vanoi consentirebbe; nel contempo, il serbatoio del Vanoi avrebbe un costo molto inferiore (pari a un terzo!). Pochi giorni fa, in piena estate, eventi meteorologici eccezionali, concentrati in poche ore, hanno devastato il centro di Verona e Cortina, riaprendo il dibattito sulla difesa idraulica del territorio e sulle necessità al riguardo.

Da parte nostra ci permettiamo di auspicare che il serbatoio del Vanoi rientri nella programmazione e che è necessario almeno approfondirne la fattibilità attraverso la progettazione, per cui si è chiesto un aiuto alla nostra Regione.

Cittadella, 29 agosto 2020

 

 

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