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Conferenza stampa 8/10/08

Un’esperienza pilota in campo nazionale nella produzione di energia elettrica
attraverso la rete idraulica minore.

Un cordiale benvenuto a tutti Voi, a nome mio personale e dell’intero Consiglio di Amministrazione del Consorzio di bonifica Pedemontano Brenta.

Ci troviamo qui a San Lazzaro di Bassano del Grappa, in un luogo strategico per la gestione delle acque del nostro comprensorio, che interessa 54 comuni delle 3 province di Padova, Treviso e Vicenza. Queste acque, in particolare, garantiscono l’irrigazione di oltre 30.000 ettari, attraverso una rete di canali lunga 2.400 km, risalente all’epoca della Repubblica di Venezia.

Tra i tanti usi dell’acqua, qui a San Lazzaro troviamo anche quello idroelettrico: esso fornisce un introito che riduce i costi per i nostri utenti ed offre la possibilità di produrre energia pulita e rinnovabile.

Per questo particolare motivo abbiamo aderito per il quarto anno alla Giornata Nazionale dell’Energia Elettrica, su iniziativa di Assoelettrica, Associazione Nazionale delle Imprese Elettriche, di cui siamo soci.

Abbiamo partecipato molto volentieri: crediamo nell’importanza dell’energia per il nostro Paese, soprattutto dell’energia pulita.

Per quanto ci riguarda, qui a san Lazzaro abbiamo due centrali idroelettriche, che producono energia per oltre 12 milioni di chilowattora all’anno, avendo prodotto, dall’entrata in funzione ad oggi, oltre 250 milioni di chilowattora.

Abbiamo inoltre progettato anche altre centrali, nove, su corsi d’acqua del nostro comprensorio, con una ulteriore possibilità di produzione energetica per circa 16 milioni di chilowattora: potendo più che raddoppiare, così, quanto oggi prodotto da fonte rinnovabile.

Ciò fornirebbe un ulteriore contributo all’utilizzo di fonti pulite e rinnovabili per il fabbisogno energetico del territorio. Infatti, dal punto di vista ambientale, l’energia ricavata dall’acqua non ha nessun impatto (si tratta di utilizzare salti d’acqua esistenti) ed anzi contribuisce a ridurre le emissioni nocive in atmosfera che si avrebbero con altre forme di energia. Ogni anno con queste nuove centrali idroelettriche si risparmierà il consumo di circa 4.000 tonnellate di petrolio e si eviterà l’immissione in atmosfera di circa 11.000 tonnellate di anidride carbonica. Nell’arco di 30 anni tali quantità diventeranno: circa 120.000 tonnellate di petrolio e circa 330.000 tonnellate di anidride carbonica; numeri che parlano da soli…

Si sa che il nostro Paese è in grosso ritardo sulla problematica dell’energia: importiamo dall’estero, non abbiamo voluto il nucleare e però importiamo energia nucleare a poca distanza dai nostri confini.

Mi permetto di riferire solo un dato: il costo annuo per le attività di smantellamento delle centrali nucleari dismesse in Italia è di 143 milioni di euro!

Usiamo energia bruciando petrolio e combustibili fossili destinati ad esaurirsi in pochi decenni, le nostre bollette elettriche sono tra le più salate dell’Unione Europea.

Ricordo anche gli obiettivi della Comunità Europea, il cosiddetto “20-20-20”, cioè:

-          l’impegno a ridurre del 20% le emissioni di gas serra entro il 2020;

-          l’impegno di produrre il 20% di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2020;

-          la riduzione del 20% dei consumi grazie ad un aumento dell’efficienza energetica negli usi finali.

 

Iniziative come quelle che prima ho illustrate, per produrre energia pulita, si inquadrano ottimamente in questo panorama: penso quindi che debbano essere non dico premiate, ma agevolate e stimolate.

Approfitto quindi dell’occasione, per chiedere alla politica un aiuto ad incoraggiare questo tipo di interventi: non chiediamo quattrini per realizzare le centrali, anche perché oggi i certificati verdi, previsti per l’energia rinnovabile, ci potrebbero favorire. Chiediamo un aiuto, per noi fondamentale, per ottenere l’okay all’avvio di queste centrali.

E’ noto che il ritardo nella costruzione delle centrali costa all’Italia qualche punto di P.I.L.!

Al proposito, si è recentemente espresso con molta chiarezza ed obiettività lo stesso Presidente del Consiglio Regionale, Marino Finozzi, che ha dichiarato la necessità di “semplificare, direi di disboscare, la selva di sovrapposizioni di competenze e di incongruenze normative che rallentano, invece di velocizzare, l’istallazione diffusa di impianti a energia rinnovabile”.

E anche l’assessore regionale all’ambiente, Giancarlo Conta, che ha la competenza sui Consorzi di bonifica, ha sollecitato gli stessi a realizzare impianti idroelettrici sui salti d’acqua in un recente incontro nazionale dell’Associazione Bonifiche Italiane.

 

Un’ultima considerazione va fatta sulla disponibilità delle risorse idriche. L’uso delle acque è sempre più conteso, soprattutto nei momenti di siccità. Oltre agli usi potabili ed irrigui, ci sono pressanti richieste per quelli più diversificati (deflussi minimi vitali, diluizione dei depuratori, industrie, gare di pesca, specchi d’acqua ad uso venatorio, uso turistico lungo i laghi artificiali nel bacino montano, ecc.).

Stiamo vivendo sempre più spesso situazioni di emergenza idrica: il 2003, il 2005, il 2006. Anche il 2007 non è stato da meno, tanto che lo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza idrica. Se il 2008 è stato invece un anno tranquillo, questo non ci deve fare abbassare la guardia.

E’ da anni che il Consorzio propone nuovi invasi come quello del Vanoi e opere di ricarica della falda; è derivata, quindi, ulteriore conferma su queste necessità, anche nelle prospettive dei nuovi prelievi acquedottistici dalle falde del Brenta per la bassa padovana ed il rodigino.

Desidero in questo senso dare atto alla Giunta Regionale che con delibera del 7 agosto del 2007 ha dichiarato che la realizzazione del serbatoio del Vanoi “risulta comunque molto importante per questa Amministrazione, infatti consentirebbe di ottenere notevoli risultati in termini di sicurezza idraulica e di sicurezza dell’approvvigionamento idrico per tutto il bacino veneto del Brenta. Appare quindi auspicabile che si avviino gli opportuni colloqui e procedure per la sua realizzazione”.

Il Consorzio ha anche attivato un’innovativa ricarica della falda con aree forestali di infiltrazione (AFI), a Schiavon, che è stata oggetto di visita e apprezzamento da parte di varie Istituzioni, compresa la Settima Commissione del Consiglio Regionale che così si è espressa: la Settima Commissione “invita la Giunta regionale ad attivarsi per affrontare il problema della ricarica della falda, fortemente depauperata negli anni, adottando tutte quelle soluzioni che consentano un utilizzo della risorsa in termini razionali e qualitativi. In questa ottica, oltre alla tipologia di intervento proposto, si ritiene degno di considerazione ed approfondimento il progetto del Consorzio Bonifica Pedemontano Brenta. Detta tipologia di intervento potrebbe essere implementata ed estesa destinandovi quota parte delle risorse finanziarie provenienti dalla legge finanziaria regionale 2008”.

Il Consorzio, infine, ha proposto numerosi progetti di trasformazione irrigua, che comporterebbero elevati risparmi idrici, all’attenzione sia dello Stato che della Regione, che però finora non sono stati finanziati.

Non ci resta che auspicare che le cose si concretizzino e in tempi brevi.

 

Danilo Cuman, presidente del Consorzio di bonifica Pedemontano Brenta

 

 

 


 

 

 

 

 

     
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