Situazione idrica – aggiornamento
Condizioni sempre più critiche
Il caldo non dà tregua, come tutti stiamo constatando, e siamo ormai alla quarta ondata di calore in due mesi.
Ripetere che il cambio climatico ne è causa è ovvio ma anche abbastanza inutile, perché la continua riduzione della preziosa acqua richiede azioni e non discussioni teoriche. Richiede azioni e una gestione che si sta facendo, pur tra mille difficoltà, come Consorzio di bonifica, insieme al mondo agricolo e a tutti i fruitori della risorsa idrica.
Siamo in trincea da tante settimane che si susseguono e sembrano non dover mai finire, e abbiamo messo in campo ogni sforzo e strategia possibile: sospensioni a zone delle irrigazioni, utilizzo parsimonioso delle riserve, continuo dialogo con gli utenti e attività H24.
Ciò si traduce nel funzionamento di decine di impianti meccanizzati (centrali di pompaggio, sollevamenti, regolazioni), manovre di migliaia di paratoie, continua manutenzione per tenere il più possibile in buona condizione canali e reti idrauliche, collaborazioni con altre Istituzioni, da monte a valle, coinvolgimento di tutte e 53 le Amministrazioni Comunali, di tutte le Organizzazioni Agricole e Ambientali del territorio.
Le condizioni critiche sono state ufficializzate dal 1° di luglio anche dall’Ordinanza del Presidente della Regione che ha dichiarato lo stato di emergenza idrica, ma sono iniziate ben prima, da metà giugno, e stanno proseguendo peggiorando sempre più.
Riassumendo, dopo l’iniziale resistenza messa in campo a metà giugno dal Consorzio, dal 23 giugno si è attivato un Piano straordinario, sospendendo eccezionalmente alcune rogge, limitando fortemente le irrigazioni di soccorso e ottenendo dalla Regione l’anticipo dell’utilizzo delle dighe del Corlo e del Senaiga, che di fatto è iniziato ai primi di luglio approfittando nei giorni precedenti di benefiche piogge cadute in montagna; mentre poi, tornata la calura e ridottesi le portate fluviali naturali, è stato necessario riprenderlo. Arrivati al primo luglio, il diritto del Consorzio sulle dighe del Corlo e del Senaiga diveniva completo, ma come sempre si è adottata prudenza e parsimonia, utilizzandone un volume ridotto e, dal 14 luglio, intervenendo con ulteriori provvedimenti straordinari, estendendo le sospensioni dei turni irrigui già attuate, in modo da conservare il più a lungo le riserve montane ma anche minimizzare i danni all’utenza. Le sospensioni sono proseguite a zone e a gruppi di canali fino a tutt’oggi e continueranno in modo sempre maggiore, vista la parallela riduzione delle portate fluviali e proprio per far durare il più possibile gli invasi del Corlo e del Senaiga. Per chi non conosce i dettagli, è giusto precisare che queste operazioni portano a grossi sacrifici per il mondo agricolo: l’irrigazione è già di per sé turnata, con turno da 7 a 10 giorni (e talvolta maggiore), per cui saltare un turno può voler dire non vedere l’acqua per 14 o addirittura 20 giorni, rispettivamente!
Il tempo trascorreva, e se da una parte ci sono stati i suddetti sacrifici, dall’altra l’acqua continuava a pervenire al comprensorio mantenendone il verde e salvando i raccolti, pur fortemente impattati.
Guardandosi intorno si può constatare di essere stati fortunati rispetto ad altre zone del Veneto e del Nord Italia, messe molto peggio. Ciò deriva non solo da quanto si sta facendo nel 2026, ma anche dalle azioni del passato: la realizzazione delle dighe negli anni Cinquanta, i tanti impianti pluvirrigui cantierati dal 1975 in poi, i sollevamenti freatici per integrare la riduzione delle risorgive, la ricarica della falda che per primi in Italia si è attivata con l’innovativa tecnica delle AFI (dal 2007 in poi), la sistemazione di chilometri di canali e centinaia di manufatti, compresa l’innovazione con tecnologie digitali, misuratori, limitatori di portata, telecontrolli: uno sforzo che prosegue ormai da decenni grazie alla diligente gestione che ha sempre caratterizzato il nostro Ente. A ciò si aggiungono alcuni interventi realizzati negli ultimi anni dal Consorzio, grazie alla propria progettualità, con fondi ministeriali (oltre 36 milioni di euro), che hanno migliorato l’ottimizzazione idrica: la sistemazione del canale Medoaco, i due nuovi impianti pluvirrigui di Colceresa e di Bassano del Grappa, il rifacimento di quadri elettrici, pompe e inverter per gli undici impianti pluvirrigui più datati e la posa di misuratori su ben dieci sollevamenti.
Si sta arrivando tuttavia al completamento dell’uso delle dighe montane del Corlo e del Senaiga che finora hanno integrato le scarse portati fluenti nel Brenta consentendo la sopravvivenza del sistema: entro 5 o 6 giorni i diritti teorici su Corlo e Senaiga (corrispondenti al 50% del loro volume) potrebbero esaurirsi, e a quel punto la situazione diverrebbe davvero difficile.
L’auspicio è pertanto che si possa integrare ancora per un periodo, pur limitato, utilizzando tali dighe. Del resto, esse hanno ancora un importante volume residuo, favorevole rispetto ad altre zone del Veneto, per cui sarebbe un peccato mettere in completa crisi un comprensorio da 30.000 ettari irrigati su 53 Comuni per poi vedere, qualche giorno dopo, che comunque tali dighe dovranno abbassarsi per raggiungere la quota di laminazione necessaria (ed imposta per normativa) a prevenzione delle piene autunnali. Si ricorda che la laminazione è stata fondamentale in alcune annate (ad esempio 2010 o 2018, per citare i casi più recenti) per ridurre la piena del Brenta entro valori contenuti ed evitare enormi rischi alla popolazione rivierasca e quindi ha un fondamentale valore di protezione/prevenzione civile.
Le acque del Brenta sono proficue sia nelle aree servite dai canali derivati dal fiume, sia nelle aree tradizionalmente adacquate con le risorgive, quest’anno in forte crisi e salvate proprio dalle interconnessioni esistenti con i canali derivati dal Brenta, oltre che dall’attivazione dei sollevamenti freatici del Consorzio. Si pensi che una loro parte dà giovamento anche ad aree ricadenti nel confinante Consorzio Acque Risorgive, attraverso il sistema del rio Chioro e della roggia Vica Cappella, che finora hanno avuto acqua per irrigare solo grazie a questi apporti provenienti dal Brenta tramite il nostro sistema.
Usare l’acqua invasata nelle dighe per una settimana aggiuntiva o poco più eviterebbe di rendere inutili tutti i sacrifici fatti finora; si tratterebbe dell’ultimo miglio per raggiungere la ormai prossima conclusione di alcuni raccolti (ad esempio il mais), visto che quest’anno la stagione agraria è partita in anticipo, e porterà prima a maturazione ampie parti del comprensorio.
Il nostro comprensorio ha dato tanto al resto della regione, che è venuta a prelevare l’acqua per gli acquedotti di gran parte del Veneto dalla falda a Camazzole; sarebbe giusto ottenere un minimo di considerazione per quello che il nostro territorio ha dato, e per il futuro potenziare le situazioni attraverso il finanziamento di varie opere da anni proposte dal Consorzio, tra cui la congrua estensione della ricarica della falda, attesa da tempo.



