Un altro allarme rosso

Piogge e piene, colpita la zona centro meridionale

Notizie

L’evento meteorologico occorso tra il 26 e il 1° marzo ci ha visti particolarmente impegnati nell’intero comprensorio ma soprattutto nella zona centro meridionale, in particolare nei comuni di Piazzola sul Brenta, Villafranca Padovana, Camisano Vicentino, Grumolo delle Abbadesse, Torri di Quartesolo, Longare, Montegalda, Selvazzano Dentro, Veggiano, Rubano e Mestrino.
Sono caduti mediamente 150 millimetri di acqua, una quantità importante e in tempi tutto sommato ridotti.

Svariati sono stati gli interventi effettuati dal personale consortile, impiegato in prima linea e per vari giorni e notti nella gestione delle opere di bonifica, ma anche in situazioni di emergenza con l’utilizzo di escavatori e mezzi d’opera. Circa 40 persone sono state impegnate in maniera continuativa tra operai, sorveglianti e tecnici, a volte in affiancamento alle strutture di Protezione Civile o ai Vigili del Fuoco, intervenuti nei casi più gravi.

Le casse di espansione consortili hanno funzionato in maniera puntuale, si sono riempite e hanno evitato danni e allagamenti che sarebbero stati certi in caso non ci fossero state.
Si cita in particolare la cassa di espansione sul torrente Riale (realizzata a seguito della Superstrada Pedemontana Veneta tra i comuni di Colceresa e Breganze), realizzata da poco ed entrata in funzione già per la seconda volta dimostrando la propria essenziale validità, tanto che il torrente Riale che in passato tracimava è rimasto dentro gli argini.

Il nuovo scolmatore di Piazzola, anch’esso recentemente ultimato, ha funzionato in maniera determinante per scongiurare le situazioni di allagamento che erano diventate ormai una consuetudine nei comuni di Campodoro, Piazzola sul Brenta, Villafranca Padovana e Limena. Le acque in esubero degli scoli consortili Marina, Piazzola e Porretta sono state infatti dirottate, grazie al canale scolmatore, nel vicino fiume Brenta.

Quindi tutte le opere recentemente realizzate dal Consorzio per la difesa idraulica si sono dimostrate indispensabili e hanno funzionato in modo egregio. Analogo ragionamento vale per altre opere già progettate e per le quali si sta cercando il necessario finanziamento pubblico: la cassa di espansione sui fiumi Tesinella e Ceresone a Mestrino e Veggiano e un nuovo scolmatore di piena che andrebbe ad alleggerire gli scoli Mestrina e Storta tra Rubano e Selvazzano.

Il nostro grande fiume, il Brenta, ha raggiunto rapidamente livelli elevati anche se sotto i livelli di guardia raggiungendo in poche ore una portata di 331 metri cubi al secondo nella mattina del 28 febbraio, valore che sarebbe stato molto superiore se il bacino del Corlo non avesse offerto il consueto beneficio di laminazione (cioè il trattenimento di una parte della piena del Cismon, suo affluente).

In poche ore se ne è andato a mare un volume enorme d’acqua che invece, se avesse potuto essere trattenuto, avrebbe potuto costituire una preziosa riserva per i periodi di siccità; si parla di un volume di ben 120 milioni di metri cubi che non hanno potuto essere tesaurizzati in mancanza di idonee infrastrutture. Il progetto del nuovo bacino del Vanoi che il Consorzio sta portando avanti va proprio in questa direzione.

Per quanto riguarda il fiume Bacchiglione, esso ha esondato in alcune aree golenali e il Consorzio ha dovuto tempestivamente accendere le idrovore perché si sono chiuse le porte a vento per evitare che il fiume entrasse nel territorio.

Il passaggio della piena è stato seguito attentamente, in sinergia con il tavolo di emergenza aperto presso la Prefettura di Padova a cui abbiamo partecipato attivamente, riportando la situazione in cui versava il nostro territorio.
Le idrovore consortili di Lissaro, Veggiano e Brentelle nonché i pompaggi diretti sul Bacchiglione (Secula, Feriani, Gabarda e Paluella) hanno lavorato a pieno regime e sono stati temporaneamente integrati anche da alcune motopompe installate nei punti più critici.

Nel caso dell’idrovora di Veggiano, con l’approssimarsi della piena del Bacchiglione, il Genio Civile di Padova ha richiesto la diminuzione del sollevamento sul fiume Tesina Padovano per non aggravare ulteriormente la situazione in atto. La manovra è stata prontamente eseguita dai nostri tecnici che poi, una volta passato il momento critico, hanno ripristinato i normali livelli di funzionamento consentendo la bonifica delle aree depresse. Tuttavia, se il livello del fiume fosse ulteriormente salito oltre la soglia massima stabilita, l’impianto avrebbe dovuto essere spento, con gravi conseguenze nell’ambito locale. Lo spegnimento è imposto dagli Organi regionali per non alleggerire il sistema recipiente (fiume Bacchiglione, appunto) a favore di importanti comunità quali la città di Padova e altri centri da Padova alla foce, ove il fiume ha forti limiti di deflusso. Al proposito, agire anche sul livello del Brenta è di sicura utilità in quanto tra Bacchiglione e Brenta vi è una connessione multipla e il Brenta può essere usato per ricevere le portate in surplus del Bacchiglione. Anche per questo motivo opere come il bacino del Vanoi darebbero un importante contributo anche a favore della città di Padova e di tutto il suo hinterland, compreso il Piovese e la zona terminale fino alla foce. L’argomento è stato fatto presente più volte dal Consorzio sia al Comune di Padova che alla Provincia di Padova.

Tra gli eventi imprevisti si è verificata un pericoloso sifonamento presso il manufatto consortile di sbarramento posto alla confluenza tra lo scolo Scolauro e lo scolo Rigoni in comune di Mestrino. L’acqua si è infiltrata ai lati dello stesso, dissestandolo completamente, e permettendo all’acqua di proseguire a valle andando a mettere in crisi il sistema idraulico dello scolo Mestrina. Siamo intervenuti prontamente e, grazie alla disponibilità di un’azienda locale, che ha messo a disposizione mezzi e materiale, abbiamo eseguito un intervento di emergenza realizzando uno sbarramento provvisorio che ha impedito all’acqua di proseguire a valle. Le idrovore consortile poste a valle sono riuscite inoltre a far defluire le acque senza problemi. Si dovrà ora provvedere alla riparazione e consolidamento del manufatto.

A Pianezze, in ambito collinare, su una scarpata ad alta inclinazione è avvenuto il distacco di diversi massi di notevoli dimensioni che sono finiti in parte nell’alveo del torrente Valle Maresare ostruendone il regolare deflusso. Considerata la particolarità dell’evento e il pericolo di nuovi crolli, i Vigili del Fuoco hanno impedito l’immediato accesso alle aree che dovevano prima essere studiate e verificate. Successivamente il Comune ha provveduto alla rimozione del materiale e al ripristino del canale.
L’attività svolta in questi giorni dal Consorzio è stata fondamentale e molto apprezzata sia dai cittadini che dai sindaci dei territori, che hanno espresso il loro plauso agli interventi sinergici che sono stato attuati.
Torna però di attualità il tema della prevenzione e dell’esecuzione di opere non più rinviabili per la messa in sicurezza del nostro territorio, che risulta essere, visto il continuo variare delle condizioni climatiche, sempre più difficile da governare. I progetti ci sono, è ora di passare alla realizzazione.
Inoltre, è necessario che non si pensi solo a fare andare via l’acqua nel tempo più veloce possibile, ma soprattutto a prevenire il rischio idraulico trattenendo le acque in abbondanza per poi riutilizzarle nei periodi di siccità. È un’inversione di tendenza che richiede un cambiamento culturale e la collaborazione di tutte le istituzioni e del territorio, non limitandosi ai soliti “no ideologici” ogni volta che si propone un’opera importante.

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