Situazione idrica – aggiornamento
Prosegue un’attività lunga e intensa
Le piogge del week end hanno finalmente offerto una pur ridotta tregua al contesto idrico, vitale per il nostro territorio.
Le condizioni sotto stress durano ormai da più di un mese, sancite anche dall’Ordinanza del Presidente della Regione che ha dichiarato lo stato di emergenza idrica.
Dopo l’iniziale resistenza messa in campo a metà giugno dal Consorzio, dal 23 giugno si è attivato un Piano straordinario, sospendendo eccezionalmente alcune rogge, limitando fortemente le irrigazioni di soccorso e ottenendo dalla Regione l’anticipo dell’utilizzo delle dighe del Corlo e del Senaiga.
Nei giorni successivi l’uso delle dighe è stato limitato, per alcuni giorni, grazie a piogge benefiche cadute in montagna; mentre poi, tornata la calura e ridottesi le portate fluviali naturali, è stato necessario riprenderlo.
Arrivati al primo luglio, il diritto del Consorzio sulle dighe diveniva completo, ma come nostra tradizione si è adottata una logica di prudenza e parsimonia, utilizzandone un volume ridotto e, dal 14 luglio, intervenendo con ulteriori provvedimenti straordinari, estendendo le sospensioni dei turni irrigui già attuate, in modo da conservare il più a lungo le riserve montane ma anche minimizzare i danni all’utenza.
La difficile situazione è stata costantemente condivisa sia con le Organizzazioni Agricole e con i Sindaci, sia con le Istituzioni legate alla gestione della fauna ittica, anche con alcune apposite riunioni.
Le acque del Brenta sono risultate preziose sia nelle aree servite dai canali derivati dal fiume, sia nelle aree tradizionalmente adacquate con le risorgive, quest’anno in forte crisi e salvate proprio dalle interconnessioni esistenti con i canali derivati dal Brenta, oltre che dall’attivazione dei sollevamenti freatici del Consorzio. Ove tuttavia le acque del Brenta non possono arrivare, si sono registrati gravi problemi, in particolare nella zona delle Vamporazze a Sandrigo e per le derivazioni dalla roggia Breganze (acqua proveniente dall’Astico, ormai esaurita).
Arrivando all’oggi, come si diceva, le discrete piogge dell’ultimo fine settimana, oltre a raffrescare le temperature con evidenti benefici sulle colture agrarie, hanno implicato portate fluenti maggiori nel fiume e consentito di ridurre ulteriormente lo svaso delle dighe, quasi azzerato. Questo ha evitato di dover penalizzare ancora le campagne con sospensioni irrigue severe, che in assenza di pioggia si sarebbero dovute pianificate a partire da lunedì 20 luglio. Si sono mantenute solo alcune sospensioni di rogge in territori lontani dalle prese (rogge derivate dalla Contarina e dalla Moneghina), anche per evitare problematiche ambientali, soprattutto alla fauna ittica.
Pur avendo preso un po’ di respiro, resta alta la guardia e inalterato l’impegno della struttura consortile, dai vertici, ai tecnici, all’intero comparto della sorveglianza, per gestire la risorsa idrica nel modo migliore possibile, chiedendo ancora a tutta l’utenza massima collaborazione e pazienza, vista l’annata molto difficile che stiamo vivendo.
Conforta sapere che, grazie alla strategia adottata, rimane ancora invasato un volume discreto nelle dighe, come ulteriore riserva nel caso il caldo dovesse proseguire ai livelli precedenti, nonché l’avvicinarsi della conclusione di alcuni raccolti, visto anche che quest’anno la stagione agraria è partita in anticipo, portando a maturazione prima ampie parti del comprensorio.
Si deve inoltre prendere positivamente atto che alcuni interventi realizzati negli ultimi anni dal Consorzio, grazie alla propria progettualità, con fondi ministeriali (oltre 36 milioni di euro), hanno contribuito in modo significativo all’ottimizzazione idrica: si citano, tra essi, la sistemazione del canale Medoaco, due nuovi impianti pluvirrigui (a Colceresa e a Bassano del Grappa), l’innovazione tecnologica (che ha riguardato ben undici impianti irrigui datati e dieci sollevamenti).
Resta però ancora molto da fare, sia nella direzione del risparmio dell’acqua con tecniche di precisione (30 milioni di euro per impianti progettati sono stati presentati nello scorso gennaio nel bando ministeriale PNIISSI, in attesa di riscontro, altri 9,7 milioni di euro sono in attesa di conclusione istruttoria in Regione e 1,7 milioni di euro già appaltati inizieranno a settembre), sia per ricaricare la falda sempre più in crisi (6 milioni di euro erano previsti ancora nel 2012 a fronte dei nuovi prelievi acquedottistici a Camazzole, ma non sono ancora pervenuti; si è recentemente inviato un sollecito al proposito). È inoltre auspicabile che si concretizzi l’impegno alla pulizia degli invasi esistenti, liberando ulteriore volume disponibile per il futuro.
Tra gestione e progettualità si ritiene che il Consorzio abbia dimostrato il proprio grande impegno a tutto campo. È però indispensabile che venga attuata una diligente programmazione dei fondi necessari a realizzare iniziative ormai non rinviabili, che richiedono idonei finanziamenti pubblici; lo si è fatto presente nelle sedi opportune, in particolare nell’ultima assemblea nazionale dell’ANBI a Roma, tenutasi all’inizio del mese, che ha rivolto al proposito un accorato appello alla Politica.

