Siccità: punto della situazione
Consorzi di bonifica e Organizzazioni agricole
Si è tenuta a Venezia, il 22 luglio, una riunione di tutti i Consorzi di bonifica del Veneto insieme ai vertici di Coldiretti, Confagricoltura e Cia, presso la sede di Anbi Veneto, per un punto della situazione sulla siccità.
Per il nostro Consorzio erano presenti il Presidente Martino Cerantola e il Direttore Umberto Niceforo, che hanno relazionato sulla specifica situazione del nostro comprensorio.
A livello veneto le precipitazioni di questi giorni stanno apportando un parziale e temporaneo sollievo alle campagne venete, duramente provate da una prolungata fase di scarsità idrica. La situazione rimane comunque difficile, con i Consorzi di Bonifica che continuano a prestare la massima attenzione alla gestione della poca acqua che scorre nella rete irrigua.
Dall'esame della crisi idrica emerge con evidenza la tenuta dei territori nei quali i finanziamenti pubblici hanno consentito ai Consorzi di Bonifica di realizzare opere strutturali: impianti irrigui a pressione, manufatti di regolazione, invasi, oltre al rifacimento di canali e condotte.
“Nelle aree infrastrutturate l'impatto della crisi è stato contenuto con maggiore efficacia, mentre si confermano i limiti della sola gestione emergenziale e la necessità di una programmazione pluriennale sostenuta da adeguate dotazioni finanziarie, indispensabili per l'adattamento del territorio ai mutamenti climatici”, ha dichiarato il presidente di ANBI Veneto Alex Vantini.
Sebbene sia prematuro tracciare un bilancio economico definitivo della stagione ancora in corso, la cui valutazione consuntiva dipenderà dalla resa finale delle colture, si riscontra già un sensibile incremento dei costi energetici sostenuti.
Al fine di garantire la continuità produttiva e preservare l'equilibrio ambientale, molti Consorzi hanno attuato su larga scala turnazioni straordinarie nell'erogazione dell'acqua. Nel nostro caso le turnazioni straordinarie sono state contenute grazie all’utilizzo, pur parsimonioso, delle dighe del Corlo e del Senaiga, preziose riserve idriche, anche se le condizioni della falda sono risultate molto critiche; e, dove non sono state possibili connessioni con le acque del Brenta, si sono verificate gravi problematiche.
Oltre alla valutazione della difficile ma diligente gestione che si sta operando nell’emergenza idrica, il presidente Cerantola ha voluto evidenziare agli esponenti delle Organizzazioni Agricole un tema altrettanto delicato. È un argomento che in futuro rischia di dare il “colpo di grazia” a quello che il cambiamento climatico sta già producendo, con l’incremento delle temperature, la riduzione di ghiacciai e nevai e le siccità sempre più intense ed estese: l’applicazione del Deflusso Ecologico nei fiumi. È questo un parametro introdotto da direttive UE concepite per i grandi fiumi europei, ma poco consone alle realtà dei corsi d’acqua torrentizi come quelli veneti. Già oggi il mantenimento del Deflusso Minimo Vitale, nei momenti di crisi, penalizza le derivazioni e gli utilizzi irrigui; se poi il Deflusso Minimo Vitale dovesse essere aumentato in un’ottica che tiene conto solo dell’ambiente all’interno dei fiumi (e non anche degli ampi territori laterali ad essi), ciò potrebbe essere foriero di impatti enormi. E questo non vale solo per le vaste componenti socio-economiche coinvolte (tra cui quelle agricole), ma anche e soprattutto per le molteplici funzioni ecosistemiche apportate in centinaia di centri abitati dai fitti reticoli di canali derivati dai fiumi e che da secoli apportano tanti pregevoli benefici alle Comunità: valori paesaggistici, turistici, storici e culturali, oltre che ambientali e sociali.
L’allarme è stato ben rilanciato anche da ANBI e attentamente recepito dai convenuti.


