Rinnovo concessioni irrigue
Valutazione di impatto ambientale, in corso iter regionale
A seguito di recenti direttive regionali, da ultimo la Delibera di Giunta Regionale 621 del 19 maggio 2023, tutti i Consorzi di bonifica del Veneto stanno presentando idonee “istanze per gruppi di derivazioni di acqua pubblica ad uso irriguo a carattere collettivo” nell’ambito della procedura di rinnovo delle concessioni di derivazione irrigue che da tempo erano in istruttoria presso gli Uffici regionali.
Il nostro Consorzio è stato individuato come il primo Consorzio in ordine temporale a dover completare la corposa documentazione prevista ed è riuscito a concluderla a tempi record, vista la sua notevole molte, entro tale scadenza.
L’argomento è particolarmente complesso e delicato.
L’acqua che scorre dentro i canali consortili e si irradia in modo capillare nel territorio, infatti, proviene dal fiume Brenta, attraverso apposite opere di prelievo e di adduzione. Si parla di migliaia di manufatti, migliaia di chilometri di canali e di centinaia di impianti. Questi numeri sono davvero enormi ma si sono formati e arricchiti in un lasso temporale molto lungo: le prime attività di questo tipo, infatti, risalgono a prima della Repubblica di Venezia (Milleduecento) e trovarono proprio sotto la Serenissima (a metà del Cinquecento) notevole impulso e formale riconoscimento tramite le cosiddette “Investiture d’acqua” emanate da un’apposita magistratura veneziana, il “Provveditorato a li beni inculti” (cioè territori non coltivati), creato appositamente per favorire lo sviluppo agricolo nell’entroterra proprio tramite le derivazioni irrigue. Non è infrequente reperire in questi documenti d’epoca frasi quali “ridur a cultura et a pascolo li lochi giarosi et inutili” (trasformare in coltura e pascolo luoghi ghiaiosi e inutili) o “Demo… aqua della Brenta… per poter irrigar et ridurre a cultura li campi sterili” (concediamo acqua del Brenta per poter irrigare e ridurre a coltura i campi sterili).
Eclatante è il caso della roggia Rosà: c’era già scavata dai frati benedettini di San Fortunato da Bassano fino a Travettore circa, quando nel 1365 Francesco II Da Carrara, Signore di Padova, la fece scavare e ingrandire fin sotto le mura di Cittadella, nuova città fortificata, e da qui fino a Bolzonella per far ritornare l’acqua nel letto del Brenta.
Il paese di Rosà deve quindi il suo nome all’acqua della “Rosada”, che fu il canale d’acqua che permise al territorio arido sufficienti condizioni di vita umana e di coltivazione del terreno. Il primo nucleo abitato di Rosà, non a caso, nacque 50 anni dopo l’ampliamento effettuato dal Da Carrara, a dimostrazione di un fatto banale ma spesso dimenticato: prima l’acqua viene razionalizzata e gestita, poi si sviluppa la società.
Ancora oggi l’adduzione e distribuzione irrigua è fondamentale per alimentare la nostra agricoltura, che gode di sistemi strutturati per oltre 30.000 ettari e oltre 20.000 aziende servite.
L’acqua che scorre nei canali non ha solo funzioni irrigue durante il periodo estivo, ma viene mantenuta per tutto l’anno, per variegate e importanti funzioni ecosistemiche e sociali:
- autodepurazione (miglioramento qualitativo grazie allo scorrere delle acque nei canali);
- funzione igienico-sanitaria per molti centri abitati;
- vivificazione idrica (molti depuratori recapitano nei canali consortili proprio grazie alla presenza costante di adeguati deflussi idrici);
- funzione paesaggistica;
- vita della flora riparia (metà delle siepi del terri torio sono ubicate lungo i canali);
- vita della fauna (in particolare quella ittica);
- alimentazione specchi acquei di parchi e alberi di pregio;
- alimentazione vie d’acqua di ville ed elementi monumentali vincolati dalla Soprintendenza (es. fossato antiche mura Cittadella);
- numerosi utilizzi energetici idroelettrici (fonte pulita e rinnovabile);
- numerosi utilizzi per vari usi di attività artigianali e industriali (ad esempio per i cicli di raffreddamento o per attività idro-esigenti come le cartiere);
- fruizione per il tempo libero;
- percorsi ciclo-pedonali lungo i canali;
- educazione ambientale (coinvolgimento dei giovani, future generazioni);
- valenza culturale per conoscere la storia del territorio (civiltà delle rogge)
- costruzioni idrauliche storiche, cosiddette “cattedrali dell’acqua”;
- connessione con le falde, ricarica della falda, alimentazione delle risorgive.
La pratica del rinnovo delle concessioni verrà ora sottoposta a Valutazione di Impatto Ambientale presso le competenti sedi regionali; fino a qualche anno fa si riteneva che tale Valutazione non fosse dovuta per le pratiche di rinnovo, ma solo per nuove derivazioni, anche perché il vero impatto ambientale sarebbe toglierle o ridurle! Ma recenti interpretazioni restrittive hanno indotto a dover sottostare anche a questa procedura.
Per tutti i motivi suddetti il nostro Consorzio, aiutato da una notevole mole di dati e di approfondita documentazione, compresa quella ambientale (VINCA) svolta da specialisti, auspica che le concessioni irrigue non vengano ridotte, essendo anzi insufficienti nei sempre più frequenti e intensi periodi di siccità, che per il futuro sono destinati a peggiorare ulteriormente a seguito del cambio climatico.
La decisione ora è in mano alla Regione.




