Ricariche della falda

Riattivazione extra-irrigua

Notizie

Con la fine ufficiale della stagione irrigua, fissata da regolamento il 21 settembre di ogni anno, il Consorzio ha provveduto celermente alla riapertura delle aree di ricarica della falda alimentate da canali consortili, presenti in comune di Schiavon, Pozzoleone e Tezze sul Brenta.

Per quelle invece servite dall’acqua proveniente per caduta dagli impianti pluvirrigui di Marostica e Nove, bisognerà aspettare ancora qualche settimana, essendo gli stessi ancora in funzione, a servizio di colture agrarie specializzate e di pregio che connotano il nostro territorio e offrono redditività alle imprese agricole del settore.
Si tratta di comparti di innovazione e di avanguardia che concorrono al made in Italy e al benessere del nostro Paese, non solo in termini economici, ma anche di salute. Mangiare bene (cosa non scontata nella nostra epoca) è infatti premessa fondamentale (ma a volte dimenticata) per rimanere sani, oltre al piacere della buona tavola, momento di aggregazione e di convivialità.

Va ricordato che per la riattivazione delle citate aree di ricarica non basta “premere un pulsante” o “aprire una paratoia”; ma è invece necessario un ampio intervento di manutenzione ordinaria e straordinaria, sia in sito che sui sistemi di adduzione posti a monte, ramificati e complessi. Un’attività che il Consorzio si è sempre assunto, sia nel passato che tuttora.

L’impegno del Consorzio su questo fronte, crescente negli anni, ha portato oggi a una capacità di infiltrazione idrica di ben 15 milioni di metri cubi all’anno e si svolge su aree appositamente attrezzate a questo scopo, che si estendono su ben 15 ettari. Sono iniziative che non è stato facile attuare, tanto che il nostro rimane uno dei pochi Consorzi di bonifica italiani a poter vantare queste iniziative, sia in quantità che in qualità.
È anche doveroso ricordare che questo costante e crescente impegno ha portato non solo alle citate realizzazioni, ma a una serie di proposte a largo raggio, indirizzate agli Organi Pubblici che dovrebbero provvedere al loro sostegno economico, ma che sono state estese anche al Settore Privato. Mentre nel primo ambito si rimane in attesa di ipotesi di finanziamento che ancora non si sono riscontrate, nel secondo ambito si sono già costruite sinergie ed azioni concrete. Tra queste è stata recentemente avviata quella in collaborazione con Sanpellegrino S.p.A. con una nuova area di ricarica della falda ubicata a Carmignano di Brenta, già presentata al pubblico e ad ottimo stadio di realizzazione per quanto riguarda la parte idraulica che il Consorzio si è assunta. Essa aggiungerà al patrimonio dello stoccaggio idrico sotterraneo un altro milione di metri cubi all’anno.
Ricordiamo come queste innovative attività di ravvenamento artificiale della falda, che hanno visto il Consorzio Brenta precursore nella sperimentazione e nella realizzazione del primo progetto di questo tipo in Italia ancora nel 2007, siano mirate a contrastare l’incessante e gravissimo depauperamento della falda che si è registrato negli ultimi decenni. La falda del nostro territorio, un tempo definita tra le importanti d’Europa, ha subìto infatti forti impatti dalle attività antropiche (escavazioni degli inerti nell’alveo del Brenta, aumento dei prelievi idrici da falda, cementificazione del territorio, ecc.) e quindi è importante tentare di contrastare il fenomeno del suo abbassamento.
L’abbassamento della falda peraltro ha portato a un drammatico calo degli affiori dalle risorgive, con danni all’agricoltura per la quale era preziosa fonte d’acqua e agli ecosistemi connessi, di rara bellezza e pregio ambientale unico.

La ricarica della falda da sola certo non potrà risolvere un problema così grande, e va affiancata da altre iniziative che vadano sia nella direzione della tesaurizzazione della risorsa acqua nei momenti di abbondanza (bacini), che in quella del risparmio ed efficientamento nei periodi irrigui, ove ciò sia convenientemente attuabile.

La risorsa acqua non è né riproducibile né inesauribile, pertanto il problema è essenziale per il futuro, anche alla luce del cambiamento climatico che non fa che aggravare queste criticità. E in quest’ottica, come diceva Madre Teresa di Calcutta, “sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell’oceano. Ma se questa goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe”.

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