Proliferazione della farfalla Mythimna unipuncta
Nel territorio del Consorzio di Bonifica Brenta
A partire dai primi giorni di ottobre 2026 in varie aree a cavallo del fiume Brenta si è manifestata una eccezionale proliferazione della farfalla Mythimna unipuncta appartenente alla famiglia dei Nottuidi, nota in italiano con il nome di Nottua delle graminacee.
Si tratta di una specie migratrice che si sposta nel corso dell’anno tra Europa e Africa.
Ogni anno la specie fa varie generazioni. Il ciclo biologico completo della nottua delle graminacee dura in media da 30 a 50 giorni, a seconda della temperatura e delle condizioni climatiche.
I bruchi di questa farfalla si nutrono delle foglie e delle radici di diverse specie di graminacee. Essi hanno la caratteristica di essere gregari e di muoversi assieme come dei soldati (da questo deriva il nome inglese di bruco soldato).
I bruchi non sono pericolosi per l’uomo e gli animali domestici.
Secondo le prime ricostruzioni fatte per interpretare il fenomeno, pare che nella caldissima estate del 2026 questa farfalla si sia riprodotta in modo ottimale in Europa, moltiplicandosi in modo esponenziale da una generazione all’altra. Alla fine dell’estate, durante il volo di ritorno verso l’Africa, enormi numeri di farfalle sono giunte nelle aree prative a cavallo del Brenta, trovandovi un habitat ideale per fare un’ultima, numerosissima generazione. Da fine agosto-inizio settembre si era notata una presenza abbondante di farfalle attratte dalle luci dei lampioni e delle finestre od intente a nutrirsi su varie specie di piante a fiore (edera in particolare).
Soprattutto nell’area dei prati stabili del Destra Brenta la riproduzione è stata immensa con il risultato che i bruchi hanno completamente devastato il cotico erboso, eliminando completamente tutte le graminacee (lasciando solo le erbe a foglia larga quali tarassaco, trifoglio bianco, ecc.).
I prati maggiormente colpiti dovranno essere traseminati nelle prossime settimane per ricostituire la componente di graminacee necessaria per la produzione di foraggio nella prossima stagione.
Il danno ormai è fatto e si sconsiglia vivamente di fare trattamenti antiparassitari che ora sarebbero del tutto inutili e potenzialmente dannosi.
Con l’arrivo del freddo (temperature notturne inferiori ai 10°C) i bruchi che non si saranno trasformati in crisalide moriranno e l’infestazione terminerà.
Al momento non ci sono motivi per ritenere che quanto visto nel 2026 potrà ripetersi necessariamente negli anni a venire. Quanto successo nel corrente anno ha infatti il carattere della eccezionalità ed è presumibilmente collegato all’anomalo andamento climatico dell’estate 2026.

