Pericolosa applicazione normative europee
Convegno nazionale dei Consorzi a Verona
In tutta Italia sono a rischio 8 miliardi di produzione agricola e servizi ecosistemici per centinaia di milioni di euro, a seguito dell’interpretazione in senso restrittivo di una direttiva europea ormai datata e concepita per realtà fluviali ben diverse da quelle del nostro Paese o di Paesi simili al nostro, come Spagna e Grecia.
Ci si riferisce alla direttiva quadro acque, emanata nell’anno 2000, in particolare sul tema del deflusso ecologico: una portata d’acqua da mantenere nei grandi fiumi, che tuttavia alcuni stanno ipotizzando di applicare con formule matematiche teoriche, se non astruse, che porterebbero, in caso di scarsità idriche, a gravi conseguenze ai territori che con l’acqua dei fiumi sono nati, si sono sviluppati e tuttora vivono.
Su questa delicata tematica il mondo dei Consorzi di bonifica ha voluto lanciare un vero e proprio allarme, organizzando un apposito convegno nazionale presso Fieragricola di Verona, tenutosi il 4 febbraio scorso. Erano presenti anche il Commissario Straordinario e il Direttore del nostro Consorzio.
Nell’occasione i vertici di ANBI nazionale Veneto hanno espresso un forte appello e voluto coinvolgere vari attori della politica e delle istituzioni che seguono la tematica.
Tra gli altri erano presenti il neo presidente del Veneto, Alberto Stefani, Francesco Battistoni (Commissione Ambiente della Camera dei deputati), Giorgio Bergesio (Commissione Agricoltura del Senato) e Flavio Tosi (Parlamento europeo, Commissione Ambiente), oltre ad alcuni esperti tra i quali Marco Marani dell’Università di Padova.
Il presidente di ANBI Veneto ha dichiarato:“È necessario evitare che rigide applicazioni del Deflusso Ecologico mettano in crisi la rete idraulica secondaria, dunque gran parte del territorio regionale. Diminuire in maniera drastica le derivazioni dei canali, per aumentare le portate nei fiumi, avrebbe impatto drammatico su agricoltura, ambiente e paesaggio”.
Dal 1° gennaio 2027 scatterà l’applicazione del Deflusso Ecologico, per questo le preoccupazioni stanno aumentando. La norma riguarda tutta Italia ma in modo particolare il Veneto, terra solcata da alcuni fiumi ai quali fa riferimento una rete idrografica minore che innerva capillarmente il territorio. Si tratta di fiumi spesso di carattere torrentizio, con regimi molto diversi da quelli del Nord Europa che ispirano la direttiva. Piave e Brenta, per esempio, per rientrare nei parametri dovranno veder aumentata la propria portata in maniera sensibile e per far questo sarà necessario diminuire, in certi casi azzerare, le derivazioni dei canali artificiali.
La ragionevolezza applicativa è stata riscontrata nel condivisibile intervento del dr. Marco Casini, Segretario generale dell’Autorità di Bacino dell’Italia centrale: “Il deflusso ecologico è spesso percepito come un vincolo rigido imposto all’agricoltura, quando invece può e deve diventare uno strumento di coesione territoriale. A una condizione: che venga governato nel modo giusto. Deflusso minimo vitale e deflusso ecologico non sono la stessa cosa: il primo è una soglia statica, il secondo indica come l’acqua deve scorrere nel tempo per sostenere gli ecosistemi. Il problema nasce quando lo si applica come soglia rigida, uguale ovunque: si perde la logica ecologica e si genera conflitto. L’agricoltura non è un uso residuale della risorsa idrica, ma una componente essenziale della sicurezza alimentare e della tenuta sociale dei territori. Servono regole flessibili, basate su dati e scenari, non automatismi. Il deflusso ecologico funziona solo come responsabilità condivisa tra istituzioni, Consorzi di bonifica e mondo agricolo. Siamo pronti a mettere a sistema dati e metodi, in modo trasparente, affinché il confronto resti tecnico e non diventi ideologico”.
Non resta che auspicare che anche l’Autorità di bacino del nostro territorio applichi gli stessi criteri e metodi.


