Nuova area di ricarica della falda

Presentazione alla stampa

Notizie

Si è tenuta il 16 settembre presso il municipio di Carmignano di Brenta una conferenza stampa per presentare una nuova area di ricarica della falda che il nostro Consorzio sta già realizzando con finanziamento da parte del Gruppo San Pellegrino S.p.A.

Il nostro territorio veniva considerato, per quanto riguarda le falde, tra le più importanti riserve d’acqua sotterranea in Europa. Le risorgive costituivano un tempo siti di eccezionale bellezza e valenza ambientale e fonti idriche preziose e abbondanti.

Con l’evoluzione socio-economica del dopo guerra, il nostro territorio dagli anni Sessanta in poi ha però vissuto un continuo abbassamento delle falde, con forte riduzione degli affiori nelle risorgive e a volte la loro completa scomparsa. Al giorno d’oggi si è aggiunta la problematica del cambiamento climatico. Del resto la falda acquifera è tuttora fondamentale per l’uso idropotabile, ma anche per l’agricoltura e gli utilizzi industriali.

Il reticolo idraulico gestito dai Consorzi di bonifica comprende 13.800 chilometri di fiumi, canali, fossi, aree di infiltrazione, che svolgono un’insostituibile azione di ricarica degli acquiferi. Questo servizio ecosistemico derivante dalla rete irrigua consortile è stato recentemente quantificato in uno studio commissionato da ANBI Veneto e Regione del Veneto per un valore annuo di ben 146 milioni di euro.

L’accordo tra Sanpellegrino e Consorzio di bonifica Brenta per la realizzazione di una nuova area di infiltrazione a Carmignano di Brenta si muove, pertanto, nella giusta direzione di una collaborazione tra imprese e sistema della bonifica per la realizzazione di opere preziose per i cittadini e l’ambiente. Auspichiamo che anche la politica possa un giorno trovare le risorse per sostenere queste azioni fondamentali in epoca di cambiamenti climatici.

“Per riequilibrare il continuo abbassamento delle falde”, hanno dichiarato nell’occasione il Commissario Staordinario del Consorzio, Luigi De Lucchi, e il Direttore, Umberto Niceforo, “il Consorzio da anni ha intrapreso iniziative di ricarica artificiale della falda. In particolare, la prima tramite i boschi di ricarica è stata attuata nell’anno 2007. Qui il Consorzio – primo in Italia – ha avviato un processo particolarmente innovativo per le connesse valenze ecosistemiche, attivo duecento giorni all’anno, da ottobre ad aprile, cioè fuori dal periodo irriguo.

Il Consorzio ha poi realizzato numerose altre aree di questo tipo, con una ricarica arrivata oggi a ben 15 milioni di metri cubi d’acqua all’anno. Abbiamo anche progettato nuovi impianti irrigui con una connessa potenzialità per la ricarica; ad esempio nel nuovo impianto realizzato a Colceresa, ove le tubazioni principali sono dimensionate non solo per le funzioni irrigue già attive dallo scorso anno, ma anche per il futuro utilizzo, nel periodo extra irriguo, per la ricarica della falda. Sul tema, a fronte dei prelievi acquedottistici realizzati proprio qui vicino, a Camazzole, si era anche ottenuto un accordo sottoscritto con la Regione, i Comuni ed altri Enti, che ipotizzava appositi fondi che speriamo possano concretizzarsi.

Essere stati coinvolti da San Pellegrino”, proseguono i vertici consortili, “per un’altra azione di questo tipo ci ha fatto molto piacere; non solo per realizzare un altro sito che si aggiunge agli altri e fornirà un altro milione di metri cubi all’anno di ricarica, ma per l’esempio che per la prima volta si concretizza: un’azienda privata che non si limita ad usare l’acqua che preleva dalla falda per scopi industriali, ma si pone il problema, anche etico, di salvaguardare la fonte per il futuro. E di attivarsi concretamente per integrare i volumi prelevati con volumi che vengono invece riportati alla fonte, grazie a questo intervento di ricarica.

Per questo “buon esempio”, da lodare e da estendere, il Consorzio ha aderito molto volentieri all’iniziativa.

L’area confina con il Bosco limite, un’area di ricarica della falda già attuata con il metodo delle aree forestali di infiltrazione; qui invece si attua una tecnica diversa, con due bacini in cui si concentra l’azione di ricarica anziché attraverso canalette, ma pur sempre con una importante componente vegetazionale e una modellazione in tre dimensioni con la formazione di rialzi (una sorta di collinette), arricchiti con specie vegetali e con la creazione di percorsi di fruizione senza barriere architettoniche.

“La convenzione sottoscritta allo scopo tra Sanpellegrino e il nostro Consorzio”, hanno concluso De Lucchi e Niceforo, “ha una durata di circa 20 anni, quindi lunga vita e un grazie per la sinergia che siamo riusciti a costruire, sperando porti ad altri frutti nel territorio”.

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