ISPEZIONE STRAORDINARIA

Al mega tubo che collega le due sponde del Brenta

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Dopo alcuni anni, il Consorzio ha provveduto all’ispezione della condotta che sottopassa il fiume Brenta e che collega idraulicamente la sponda sinistra alla sponda destra. Si tratta di una tubazione dalle dimensioni colossali, con diametro interno pari a 2,7 metri, realizzata nel 1970 e che da allora ha una funzione fondamentale per il nostro territorio. Prima di quell’epoca, storicamente erano presenti lungo il fiume, da Bassano del Grappa verso sud, ben 14 prese d’acqua, ciascuna delle quali dava origine ad un canale che veniva alimentato a favore dei vari utilizzi necessari al territorio: uso potabile, irrigazione e forza motrice. Con l’abbassamento del letto fluviale a seguito delle massicce escavazioni di inerti in alveo, eseguite soprattutto nel secondo dopoguerra, tali prese rimasero troppo alte per poter essere alimentate dall’acqua, e così si fu costretti a realizzare questa importante opera che unifica le prese storiche con alimentazione attuale in unico punto: la presa del canale Medoaco, poco a valle del ponte degli Alpini, in centro a Bassano. Il canale Medoaco dopo un percorso di circa 2 chilometri raggiunge la località San Lazzaro, dove le acque vengono ripartite tra vari canali e da qui parte la condotta sotterranea che corre parallela al fiume e poi lo sottopassa, emergendo in sponda destra dopo circa 1 chilometro in località Marchesane, da cui parte il cosiddetto canale Unico, che alimenta tutta la destra del Brenta.

La condotta negli ultimi tempi aveva mostrato un comportamento irregolare: per far transitare la portata necessaria si doveva alzare il livello d’acqua a monte in modo anomalo. Questo suggeriva qualche problematica, e comunque essendo trascorso tempo dall’ultima ispezione, si è ritenuto utile provvedere a mettere in asciutta straordinaria tale condotta e a svolgere le verifiche del caso.
È un’operazione che il Consorzio ha organizzato da alcuni mesi, infatti non è facile interrompere il flusso d’acqua, ovvero bisogna intraprendere opportune contromisure. In particolare, la presenza nei canali della destra Brenta di attività di peschiera assentite, oggetto di concessione regionale, ha imposto il mantenimento di una pur ridotta portata d’acqua, non potendo tali attività restare senz’acqua neanche un minuto, pena gravissimi danni. Si è quindi dovuto predisporre un sistema di pompaggio d’acqua dal fiume Brenta e canalizzare opportunamente le acque del fiume fino a raggiungere le pompe, cosa non facile visto che in questa stagione le portate d’acqua nel fiume sono modeste, con il coinvolgimento di un ampio gruppo di lavoro formato sia da operatori consortili che ditte esterne (Schirato per il manufatto di restituzione, Lazzarotto per il lavoro in Brenta, Sandri per le autogru, Ballin per il camion gru, Rizzo per gli impianti elettrici) e con la collaborazione del centro di emergenza regionale che ha fornito pompe e gruppi elettrogeni.
Una volta predisposto il sistema di by pass, lunedì 16 marzo si è potuta asciugare la condotta e procedere all’ispezione, subito dopo aver recuperato la fauna ittica presente e restituendola al fiume.

L’operazione è avvenuta proprio durante l’emergenza del coronavirus, per cui sono state adottate tutte le precauzioni del caso, ma non era assolutamente rinviabile, come si può ben comprendere, sia per lo sforzo preparatorio già profuso, sia per l’importanza dell’intervento sulla condotta, che è un’opera strategica a livello comprensoriale. L’ispezione ha confermato che l’intervento era indifferibile. Infatti, dall’ispezione, a cui hanno personalmente partecipato anche il presidente e il direttore del Consorzio, è emerso che la condotta è ancora in buone condizioni, tranne che in alcuni tratti sul fondo, in cui si sono verificate delle erosioni, con pericolose scoperture dei ferri d’armatura, nonché per alcune venute d’acqua. Inoltre, è stato necessario rimuovere i depositi di terreno che si erano accumulati presso il manufatto di uscita. Ma la problematica maggiore è stata trovare presso alcune giunture la presenza di radici di alberature, che in taluni casi hanno drasticamente invaso la sezione del tubo, parzializzandola. È sorprendente che le radici possano infilarsi così in profondità e invadere in modo così corposo una tubazione di tali dimensioni, del resto le piante dentro l’alveo di un fiume non dovrebbero esserci; ma questo spiega le problematiche che si erano manifestate.
Il Consorzio ha quindi immediatamente provveduto ad eliminare dall’interno le radici e a stuccare i giunti, nonché a svolgere i trattamenti di intonacatura e di chiusura delle venute d’acqua, tramite ditte specializzate (in particolare la ditta Lago) e con la direzione lavori dell’ing. Edi Morandin. Sono stati anche puliti gli sfiati e si è effettuato un rilievo topografico di precisione, così da poter ricostruire la posizione precisa della tubazione e poter provvedere, in un secondo momento, a eliminare all’esterno la vegetazione infestante.

In pochi giorni tutta l’operazione è stata positivamente conclusa e si è potuta rimettere l’acqua sabato 21 marzo: una corsa contro il tempo, per non lasciare senza acqua (a parte i valori minimi di portata assicurata con il sistema di by pass) la destra Brenta e per minimizzare i costi. Ciò è stato possibile ricorrendo a malte speciali a presa rapida, che sono state utilizzate per le intonacature.
“Si tratta di un intervento a cui capita poche volte di assistere”, riferisce il direttore ing. Umberto Niceforo, “e percorrere un chilometro all’interno di una tubazione, sapendo che si passa sotto il fiume Brenta, al buio e con l’ausilio solo delle torce, fa sempre un certo effetto. La sicurezza era massima ma siamo pur sempre uomini. Era tuttavia fondamentale farlo, e quello che abbiamo trovato ci ha dato ragione. Ci ero già stato dentro quando ero più giovane, accompagnando all’epoca l’ex direttore del Consorzio ing. Alberto Vielmo, che in questi giorni mi ha ricordato interessanti particolari tecnici esecutivi, avendo lui personalmente seguito la realizzazione dell’opera. Mi hanno accompagnato anche alcuni collaboratori, e molti altri avrebbero voluto venire, ma ovviamente abbiamo dovuto limitare la presenza; nel nostro lavoro si tratta infatti di un’attività del tutto straordinaria”.
Il presidente del Consorzio, nell’associarsi alle parole di stima espresse dal direttore nei confronti di tutto il personale del Consorzio, che in questo periodo di emergenza sanitaria sta dando il massimo per garantire al territorio i servizi essenziali di difesa idraulica e di alimentazione idrica, aggiunge le proprie considerazioni: “Abbiamo ereditato grandi opere dai nostri predecessori, e questa è tra le più importanti ma anche molto delicata. Il Consorzio c’è sempre, anche in questi periodi critici: l’acqua deve essere continuamente accompagnata e tutte le attività di pulizia e manutenzione in asciutta dei canali ricadono proprio in questo periodo. Non sono rinviabili, perché si avvicina la stagione irrigua, e le temperature tra l’altro sono molto più alte delle medie stagionali, e non piove da tempo. La legge ci classifica come enti che erogano servizi pubblici essenziali e il nostro personale sta dimostrando dedizione e impegno straordinario, pur dovendosi turnare per motivi di sicurezza. Ci sono poi episodi commoventi e testimonianze di vicinanza che meritano di essere ricordate: ad esempio, su interessamento del sindaco di Rossano Veneto, Morena Martini, e di un gruppo di volontari, ci sono state donate un certo numero di mascherine, sapendo che in questo periodo non è facile trovarne. Sono episodi che fanno onore a queste persone generose e attente e che ci riempiono il cuore. Un grazie sincero”.

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