Il ritorno dell’acqua
Con la riapertura del canale Medoaco riattivata progressivamente la rete idraulica
È sempre emozionante vedere ritornare l’acqua del fiume Brenta all’interno dei canali che erano stati messi temporaneamente in asciutta per le manutenzioni stagionali.
Proprio in questi momenti si capisce nella sua pienezza il concetto “l’acqua è vita”: canali vuoti tornano a riempirsi del prezioso fluido che va a irrorare un ampio territorio, il quale, senza acqua non può, appunto, vivere.
L’acqua che scorre dentro i canali consortili si irradia in modo capillare attraverso apposite opere di prelievo e di adduzione. Si parla di migliaia di manufatti, migliaia di chilometri di canali e di centinaia di impianti.
Questi numeri sono davvero enormi, ma si sono formati e arricchiti in tempi lunghi: le prime attività di questo tipo, infatti, risalgono al Milleduecento, con i monaci Benedettini, per poi trovare sotto la Repubblica di Venezia (a metà del Cinquecento) formale riconoscimento e notevole impulso. All’epoca tali attività irrigue venivano infatti ritenute fondamentali: “considerato il benefitio che segue al publico facendo ridur a cultura et a pascolo li lochi giarosi et inutili” (considerato il beneficio pubblico derivante dalla trasformazione di luoghi ghiaiosi ed inutili in coltura e pascolo).
Ancora oggi l’adduzione e distribuzione irrigua è fondamentale per alimentare la nostra agricoltura, che gode di sistemi strutturati per oltre 30.000 ettari e oltre 20.000 aziende servite; i canali hanno funzione irrigua, quindi sono fondamentali per adacquare le campagne da aprile a settembre (esattamente da San Marco a San Matteo, come da tradizione secolare), ma per tutto l’anno hanno anche altre valenze altrettanto importanti, tra cui quelle ecosistemiche.
Non è solo, quindi, una fonte indispensabile per garantire la crescita delle colture agrarie, che poi ritroviamo nelle nostre tavole e costituiscono alimento per la nostra sopravvivenza (Carlo III di Inghilterra, recentemente in visita in Italia, ha magnificato l’eccellenza della cucina italiana); oltre che all’agricoltura, l’acqua dei canali fornisce molti altri benefici:
- autodepurazione (miglioramento qualitativo grazie allo scorrere delle acque nei canali);
-funzione igienico-sanitaria per molti centri abitati;
- vivificazione idrica (molti depuratori e scarichi recapitano nei canali consortili proprio grazie alla presenza costante di adeguati deflussi idrici);
- numerosi utilizzi per vari usi di attività artigianali e industriali (ad esempio per i cicli di raffreddamento o per attività idro-esigenti come le cartiere);
- funzione paesaggistica;
- vita della flora riparia (metà delle siepi del territorio sono ubicate lungo i canali);
- vita della fauna (in particolare quella ittica);
- alimentazione di specchi acquei di parchi e alberi di pregio;
- alimentazione di vie d’acqua di ville ed elementi monumentali vincolati dalla Soprintendenza (es. fossato antiche mura Cittadella);
- fruizione per il tempo libero;
- percorsi ciclo-pedonali lungo i canali;
- educazione ambientale (coinvolgimento dei giovani, future generazioni);
- valenza culturale per conoscere la storia del territorio (civiltà delle rogge);
- costruzioni idrauliche storiche, cosiddette “cattedrali dell’acqua”;
- connessione con le falde, ricarica della falda, alimentazione delle risorgive;
- numerosi utilizzi energetici idroelettrici (fonte pulita e rinnovabile).
L’acqua sta quindi ritornando nei canali, nelle oasi, nei parchi delle ville storiche, nelle aree di ricarica della falda; riporta condizioni di benessere e vivibilità; è elemento fondante della nostra economia; torna ad essere sede di numerosi e diffusi ecosistemi; allieta la nostra visuale, il nostro modo di vedere il mondo.
Mai come in questi giorni, quindi, ci si identifica con le parole di una canzone sulle acque scritta dal noto cantautore Francesco Guccini: “vorresti scavarla, afferrarla, lo senti che è il centro di questo ingranaggio continuo, confuso e vivente”.
Ma tutto questo non è automatico e scontato.






