I turni irrigui
Autodisciplina tra consorziati
Disciplina, rispetto, solidarietà: vengono in mente queste parole quando si riflette sui turni irrigui, cioè sul sistema di adacquamento invalso da tempo immemore nel nostro comprensorio, per cui l’acqua viene utilizzata in turni e orari variabili (da 7 a 15 giorni).
La durata del turno per ogni utenza è proporzionale alla superficie, all’interno dei cosiddetti “comizi irrigui”.
Ad esempio, negli impianti più moderni, i cosiddetti “pluvirrigui” ove si pratica l’irrigazione per aspersione (anche detta “irrigazione a pioggia”), i comizi sono di 10 ettari e il turno è di 1 giorno per ettaro. Un’utenza che si svolge su un’area di 1 ettaro, quindi, ha l’acqua ogni 10 giorni.
La turnazione viene anche detta “ruota irrigua”, proprio perché al completamento di ogni turno si riparte daccapo.
Questo sistema è un chiaro sintomo di scarsità idrica: infatti se ogni utente prelevasse l’acqua quando vuole, in ogni momento, si verificherebbero dei momenti “di punta” (come avviene negli acquedotti urbani) in cui i prelievi sarebbero molto superiori ad un valore medio che è invece quello che si eroga con l’irrigazione turnata. E nelle estati che contraddistinguono il nostro territorio la disponibilità d’acqua non sarebbe sufficiente.
Nelle nostre zone, infatti, le fonti d’acqua sono i fiumi – in particolare il Brenta e in misura ridotta l’Astico-Tesina – e la falda sotterranea. Si tratta di corsi d’acqua a regime torrentizio, con regimi cosiddetti “di esaurimento”, cioè con portate d’acqua che tendono a ridursi progressivamente, vista l’assenza di significativa piovosità estiva. Un regime particolarmente evidente in un anno come questo, caratterizzato da una siccità grave e prolungata.
I turni irrigui vengono stabiliti all’inizio della stagione e divulgati a tutta l’utenza: un tempo con la stampa dei cosiddetti “biglietti irrigui” e con la consegna personale a tutti gli utenti, poi con l’invio tramite posta e infine, al giorno d’oggi, tramite sistemi informatizzati e applicazioni per telefonino.
Se il metodo di comunicazione si è molto evoluto, la sostanza non è cambiata: sono fissate le date e le durate degli adacquamenti e ogni utente sa chi è l’utente che lo precede e l’utente che lo segue, di solito i proprietari degli appezzamenti limitrofi.
La turnazione ha portato quindi a consolidare una vera e propria cultura di buon vicinato: i casi di abusi, anche in una stagione molto difficile come quella di quest’anno, sono rarissimi.
Si tratta di una forma di autocontrollo tra utenti; se qualcuno dovesse non rispettare le regole, il vicino di casa verrà a reclamare l’acqua, perché tocca a lui!
“Se uno apre i suoi canali per portare acqua alle colture, ma è negligente e l’acqua irrompe sui campi dei suoi vicini, allora egli li pagherà per la perdita del raccolto”. Anche questa è una forma di autocontrollo tra utenti, e non l’abbiamo inventata noi ma… i Sumeri nel 1.780 avanti Cristo. Così infatti recitava il Codice di Hammurabi.
Qualcuno sostiene che proprio grazie alla necessità di gestire l’acqua siano nate la scrittura e la matematica, magari un po’ anche per “portare acqua al proprio mulino”… “Proprio il complesso sistema di governo delle acque con il quale i Sumeri prosciugarono le paludi e garantirono l’irrigazione di un’area così vasta”, riferiscono i professori Rose e Ince in un loro interessante libro sulla storia dell’idraulica, “fu il principale stimolo allo sviluppo della scrittura, in grado di soddisfare l’esigenza di fissare, in modo univoco, tempi e modalità di manovra dei canali, orari, quantità, diritti ed istruzioni perché le acque fluissero secondo l’ordine stabilito”.
Nel Consorzio quindi si beneficia di una forma di auto-gestione, di controllo reciproco, ma anche di aiuto, di sinergia: a volte (avvisando il Consorzio) si concorda lo scambio del turno irriguo per esigenze personali. Del resto i turni possono capitare di giorno e di notte, di sabato e di domenica; chi non lo ha mai fatto, non immagina la fatica di andare, giorno e notte, a portare tubi o rotoloni in mezzo al mais fitto e ormai alto, che punge il corpo, o sotto l’arsura del giorno con il sole che batte e ti fa mancare l’aria.
Non basta aprire e chiudere una paratoia, occorre verificare l’adacquamento in tutta la sua durata, sia per un uso più efficiente che per non creare danni a terzi; ma poi comunque c’è il mutuo controllo dei vicini, se l’acqua li allaga sanno di chi è la colpa, e quindi stanno attenti (come al tempo dei Sumeri).
Il termine “consorziati”, d’altronde, esprime bene il significato; un destino comune, il senso di una comunità. In epoca veneziana venivano addirittura definiti “consorti”.


