FOCUS SU EVENTI MALTEMPO
Tra Vicenza e Padova: Cosa è successo il 26 e 27 febbraio
Il Bacchiglione costituiva l’antica via fluviale tra Vicenza e Padova. Tra le due città il fiume riceve importanti apporti idrici provenienti dall’alto vicentino (Astico, Tesina) e da corsi d’acqua di risorgiva (Ceresone, Tesina Padovano). La rete idraulica del Consorzio, strettamente interconnessa con i corsi d’acqua sopra menzionati, ha il compito di raccogliere, a seguito di piogge intense, le acque provenienti da terreni, strade, piazzali, tetti di case e fabbricati e fognature bianche; ed in alcune zone (Longare, Montegalda, Veggiano, Mestrino, Rubano e Padova) sono necessari specifici impianti idrovori per sollevare le acque di scolo ed immetterle nei corsi d’acqua principali.
Proprio in queste aree, nelle 48 ore comprese dal 26 al 27 febbraio, sono caduti circa 90 millimetri di pioggia. In altre parole, in poche ore è quanto mediamente piove nell’arco di un mese notoriamente piovoso come ottobre o aprile (dati ARPAV – Stazione meteo di Montegalda).
Nelle stesse ore, altrettanto copiose precipitazioni cadevano nelle alpi vicentine gonfiando pian piano le portate di Astico-Tesina, Retrone e Bacchiglione.
In Consorzio, grazie a specifici software di previsione meteorologica e dando attenta lettura dei comunicati di allerta meteo regionali, si è messa in moto una macchina emergenziale che ha impiegato giorno e notte 30 addetti del personale operativo e 6 dedicati al coordinamento. L’obiettivo è stato quello di portare le acque agli impianti idrovori per sollevarle, evitando l’allagamento di ben 3.200 ettari. Gli impianti idrovori consortili hanno iniziato a funzionare in anticipo già lunedì 26 febbraio, per preparare i canali all’evento, abbassandone i livelli, e hanno continuato a lavorare senza soluzione di continuità, per alcune ore al 100% del pompaggio, fatto questo inusuale ed indice che l’evento è stato decisamente significativo.
All’alba del 27 febbraio, viste la situazione preoccupante, il Consorzio ha installato diverse motopompe aggiuntive in alcuni punti ritenuti strategici. Alcune di queste attrezzature ausiliarie e provvisorie sono state ritirate in tempi record presso i centri emergenziali regionali di Mirano e Taglio di Po, grazie alla preziosa collaborazione degli uffici della Regione e dei Consorzi di bonifica Acque Risorgive e Delta del Po.
Nel pomeriggio del 28 febbraio la situazione era sotto controllo, grazie ad un lavoro sinergico di tutti i dipendenti consortili che si sono alternati giorno e notte per mantenere le condizioni idrauliche di sicurezza.
Alle ore 17:30 di mercoledì 28 febbraio il Consorzio ha ricevuto una PEC dal Genio Civile di Padova con l’indicazione di spegnere l’impianto idrovoro di Veggiano al raggiungimento di un determinato livello del fiume Tesina Padovano a protezione del fiume Bacchiglione. In altre parole, anche il corpo idrico ricettore era saturo!
La Regione infatti può obbligare i Consorzi di bonifica allo spegnimento degli impianti idrovori, regole amare e difficili da comprendere ma parte integrante di un contesto molto ampio di governo del territorio.
In un primo momento tra gli operatori consortili c’è stato lo sconforto di veder vanificato un eccellente lavoro, ma per fortuna le precipitazioni hanno cessato e la situazione è rientrata gradualmente nella norma.
La notte del 28 febbraio è stata invece preoccupante per la città di Padova, che ha visto transitare il picco di piena del fiume Bacchiglione. Non molti sanno però che il fiume Brenta ha dato una grande mano alla città patavina: il fiume Bacchiglione infatti può scaricare parte delle sue portate nel Brenta, se quest’ultimo però ha livelli bassi che permettano la manovra idraulica. Segno anche questo che il sistema è ampio e complesso e denota che l’acqua bada poco ai confini amministrativi tra province e regioni.
Il territorio coinvolto da questo avvenimento è un territorio fragile, con ampie superfici classificate a rischio elevato da ISPRA sulla base dei dati dell’Autorità di bacino Distrettuali delle Alpi Orientali. Il Comune di Rubano, ad esempio, ha più di 2.800 famiglie che vivono in aree con rischio alluvioni elevato, nonché quasi 800 imprese sono insediate in queste aree (fonte ISPRA, piattaforma italiana sul dissesto idrogeologico).
Questo evento meteo non ha recato danni ingenti al tessuto economico e sociale di questi territori solo grazie ad investimenti accurati ed una gestione oculata delle infrastrutture esistenti, ma apre ulteriori riflessioni per il futuro: gli interventi già progettati da anni dal Consorzio come la cassa di espansione su Tesinella e Ceresone tra Veggiano e Mestrino e come lo scolmatore tra Rubano e Selvazzano dovrebbero essere celermente finanziati!
Infine, ragionamenti più ampi vanno affrontati per adeguati bacini di trattenimento: non solo per salvare il territorio dalle piene, ma anche per tesaurizzare la risorsa idrica e utilizzarla al meglio negli inevitabili periodi di siccità che si dovranno affrontare.
















