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Sembra quasi impossibile, il mese scorso eravamo in allarme siccità, e a metà novembre siamo rapidamente passati alla situazione opposta…
Il Brenta è passato da un valore minimale di 16 metri cubi al secondo (giorno 1 ottobre), tale da costringerci a chiudere i canali per siccità, a un valore di 630 metri cubi al secondo a metà novembre…
Ma veniamo ai fatti.
Venerdì 15 novembre il cambio del tempo al brutto ha portato ad un bollettino di allarme rosso da parte della Protezione Civile.
Già la sera del 14, in situazione di preallarme, eravamo stati convocati in Prefettura a Vicenza, insieme agli altri Enti competenti e alle Forze dell’Ordine, per una riunione di coordinamento.
Il Consorzio si è attivato in vari modi: ha messo in reperibilità il proprio personale (gli eventi si sono verificati durante il week end), ha messo i canali al minimo, ha predisposto l’intervento di presidio e panconatura delle prese sul Brenta a Bassano del Grappa, ha attivato i vari impianti idrovori sul territorio, ha pulito le griglie sui propri canali dove si fermavano materiali solidi trasportati dalla corrente.
Proseguendo l’evento, che ha visto l’incremento del livello sui fiumi, in particolare per quanto riguarda il Bacchiglione, il Consorzio ha chiuso le chiaviche di scarico dei canali in tale fiume (per evitare il rischio che il fiume entrasse attraverso di esse nel territorio) ed attivato gli impianti di sollevamento esistenti (Paluella, Secula, Marzari, Feriani e Gabarda, tra Longare e Montegalda). Ha inoltre avviato le idrovore di Veggiano, Lissaro e Brentelle, a favore della cintura nord ovest di Padova, utili a tenere basso il livello sui canali affluenti e a smaltire le portate in arrivo dai canali nei corsi d’acqua recipienti, che erano ormai più alti e quindi non ricevevano più gli affluenti per gravità.
Inoltre, sono entrate in funzione le casse di espansione che il Consorzio ha realizzato sui torrenti Lugana, Trieste, Dolzetta e Mardignon, nella pedemontana in sinistra Brenta (Cassola, Loria, Romano d’Ezzelino, Mussolente).
Tali casse, dopo il primo evento, sono state immediatamente svuotate per essere pronte per un secondo evento, che però per fortuna è stato inferiore a quanto si temeva.
Tutto questo ha preservato il nostro territorio dagli allagamenti, nonostante il principale rischio derivasse dalla piena dei fiumi principali che sono recapito dei canali consorziali, e non tanto dai flussi nei canali stessi, visto che le piogge all’interno del comprensorio non sono state eccezionali.
E poi sabato 16 le piogge sono diminuite o cessate; alta era la preoccupazione, invece, se esse fossero proseguite, in quanto avrebbero trovato tutto il territorio ormai imbibito d’acqua, con i terreni agricoli e verdi saturi, e quindi quasi equivalenti in termini di deflusso alle aree cementificate (un’area non cementificata, normalmente, riesce ad assorbire molta acqua, ma se è già saturata ovviamente non riesce più a farlo).
Il fiume Brenta ha raggiunto i 630 metri cubi al secondo, portata abbondante ma non eccessiva, grazie anche all’azione di regolazione attuata positivamente dal serbatoio del Corlo ai fini della laminazione. Questo però ha costretto il Consorzio a vigilare costantemente il livello del fiume e tenersi pronto per la chiusura di sicurezza delle prese (come sopra specificato). Il fiume, inoltre, ha trasportato come sempre molto materiale, tronchi d’albero e quant’altro, e quindi gli operatori del Consorzio hanno dovuto, sia durante che dopo gli eventi, provvedere alla loro rimozione.
Quale bilancio si può trarre da questa ennesima esperienza?
Innanzitutto, che quanto il Consorzio in questi anni ha svolto, sia in termini di manutenzione che di nuove opere, è risultato di grandissima utilità, dalle casse di espansione alle idrovore, non dimenticando la quotidiana ed incessante opera di pulizia e diserbo di 2.400 chilometri di canali e il loro periodico espurgo, compresa la manutenzione periodica dei relativi manufatti.
Tutto quello che abbiamo fatto, spesso in silenzio, è comunque il nostro dovere e il motivo per cui i Consorzi di bonifica sono indispensabili per il territorio.
Ciò non toglie che sono necessarie ulteriori opere straordinarie, già segnalate dal nostro e dagli altri Consorzi di bonifica, e che richiedono una pianificazione e il relativo finanziamento pubblico, sia sui canali che anche sui grandi fiumi.

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