Convegno “Paesaggi spugna” – Università di Padova

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Si è tenuto a Legnaro (Padova), presso la Corte Benedettina, il 7 luglio, il convegno “Paesaggi spugna e gestione sostenibile delle acque – Misure di ritenzione naturale delle acque tra ricerca, pianificazione e gestione del territorio”, promosso dal Dipartimento TESAF dell’Università di Padova nell’ambito del progetto europeo SpongeScapes.
Il progetto SpongeScapes lavora sui cosiddetti “paesaggi spugna” (“Sponge Landscapes”), ossia territori in grado di rallentare le piene dei fiumi, conservare l’acqua a lungo e rilasciarla lentamente nel territorio, mentre contribuiscono a ristabilire un suolo sano e dei livelli di falda accettabili: in questo modo, essi possono giocare un ruolo nel ridurre la vulnerabilità del territorio contro gli eventi estremi.

Il progetto SpongeScapes vuole quindi sperimentare l’efficacia delle Natural Water Retention Measures, in particolare valutandone impatti e performance in un processo di condivisione con gli stakeholder e in diversi scenari e scale geografiche, a partire da 14 casi studio europei.

Dopo i saluti istituzionali e la definizione degli obiettivi del convegno da parte del prof. Vincenzo D’Agostino, direttore del Dipartimento TESAF dell’Università di Padova, si sono susseguiti i seguenti interventi:
- prof. Vincenzo D’Agostino, Dipartimento TESAF, “Il progetto Horizon Europe Spongescapes: determinare scenari di implementazione di misure NBS per la funzione spugna del territorio”;
- prof.ssa Catherine Dezio, Dipartimento TESAF, “Governare l'acqua attraverso la pianificazione: approcci urbanistici per territori resilienti”.
- arch. Nicoletta Paiaro, Capo Settore Urbanistica e Servizi Catastali del Comune di Padova, “Strategie urbane per l’adattamento climatico e la gestione sostenibile delle acque: l’esperienza del Comune di Padova”;
- arch. Renzo Priante, libero professionista, già Assessore ai Lavori Pubblici e all’Urbanistica del Comune di Santorso, “Soluzioni nature-based per la gestione delle acque: il caso del Comune di Santorso”;
- ing. Elisabetta Taschin e dott.ssa Giulia Roder del Consorzio di Bonifica Bacchiglione, “Soluzioni basate sulla natura con approccio multi-obiettivo per la gestione delle acque: esperienze del Consorzio di bonifica Bacchiglione”;
- dott. for. Giustino Mezzalira, Consorzio di bonifica Brenta, “Gestione delle acque e tutela della risorsa idrica: esperienze del Consorzio di Bonifica Brenta nella ricarica della falda”;
- Giacomo Laghetto, Etifor, “Il caso pilota di Bosco Limite: integrazione di finanziamenti pubblici e privati per la valorizzazione dei servizi ecosistemici”.
In particolare, nel suo intervento il dr. Mezzalira ha evidenziato che negli ultimi anni la consolidata architettura del sistema idraulico su cui si basa il sistema irriguo del nostro Consorzio è entrata in crisi a causa di diversi fattori (cambiamento climatico, consumo di suolo, aumento dei prelievi delle acque di falda, nuovo approccio alla gestione dei fiumi).

La «spia» della crisi del sistema è stata il fenomeno della «morte delle risorgive», attentamente seguita dal Consorzio fin dagli anni ‘90.
L’idea di ricaricare artificialmente le falde è nata originariamente per cercare di fermare la morte delle risorgive. Già nel 1985 il Consorzio aveva avanzato una prima ipotesi di ravvenamento artificiale. Lo spunto per un’attuazione pratica è nato nel 2004 in occasione del «Progetto Tesina». Qual è l’idea: i canali irrigui a fondo naturale, spesso bordati da siepi ripariali, perdono acqua; ma possiamo trasformare questo difetto in un vantaggio. Da questa osservazione è nata l’idea delle Aree Forestali di Infiltrazione (AFI): essa consiste nell’usare dei terreni agricoli a matrice molto grossolana dell’alta pianura, solcati da un “pettine” di canalette disperdenti bordate da alberature, per ricaricare artificialmente gli acquiferi, migliorando nel contempo la qualità delle acque.

Un ettaro di AFI, realizzato nelle aree più vocate dell’alta pianura, è in grado di infiltrare 50 litri al secondo, cioè circa 5.000 metri cubi al giorno. In un anno, in 200 giorni utili di funzionamento, un ettaro di AFI può dunque infiltrare fino ad 1 milione di metri cubi di acqua.

Visti i risultati delle diverse sperimentazioni, condotte grazie a diversi progetti europei nel territorio del Consorzio Brenta a partire dal 2007, l’idea delle AFI è stata adottata come azione strategica per la gestione delle risorse idriche.
Il Consorzio Brenta si appresta ora a riorganizzare in modo profondo l’assetto strutturale del sistema idraulico, in modo da consentirgli di disporre di risorse irrigue sufficienti ad irrigare il suo comprensorio, agendo su tre assi principali: sghiaiamento dei bacini montani, realizzazione di laghetti in modo diffuso nel territorio collinare e planiziale, ricarica a grande scala degli acquiferi, in attuazione del progetto Democrito del 2011.

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