Ceresone, Armedola e derivate

Pubblicata ricerca storica, corsi d’acqua del territorio

Notizie

È appena stata pubblicata una nuova edizione: “Fiumi Ceresone e Armedola, una ricostruzione storica su fonti e mappe antiche”.
Completate negli anni scorsi le ricerche sui canali derivati dal fiume Brenta e dal fiume Astico Tesina, è venuto il momento di approfondire gli elementi storici di altri corsi d’acqua del comprensorio, principalmente (almeno in passato) con origine dall’emergenza in superficie della falda sotterranea.
Si tratta in particolare dei fiumi Ceresone e Armedola e altri canali, in parte connessi con le rogge derivate dal Brenta, ma in gran parte derivanti dai sistemi di risorgiva, che sono stati oggetto dello studio storico ora pubblicato essendo stato ritenuto meritevole di finanziamento da parte della Regione.
La loro regimentazione, che ebbe grande impulso sotto la Repubblica di Venezia, portò alla soluzione di tematiche di impaludamento e di scarsa vivibilità del territorio, e di conseguenza al benefico utilizzo delle acque così regolate ai fini dell’adacquamento delle campagne.
Essa testimonia la complessità del sistema idraulico e la sua importanza, sia nel passato che nel presente: per l’economia e la società, ma anche per il paesaggio e più in generale per il nostro contesto relazionale e umano.
Esserne consapevoli aiuta a svolgere meglio le funzioni di governo idrico nell’attualità; non limitandosi alla mera gestione tecnica delle acque, ma riscoprendo i valori che ci hanno trasmesso le precedenti generazioni, insieme al patrimonio di canali e manufatti che tuttora sono fondamentali per il nostro benessere e il nostro buon vivere.
Il lavoro è stato svolto con ricerche e attività certosine, recuperando un materiale cospicuo per mole e per valore.
Sono tornate così alla luce una serie di notizie e vicende che, diversamente, rischiavano di cadere nell’oblio: fatti e realizzazioni che hanno trasformato luoghi non usufruibili in ubertose campagne, adacquate attraverso una miriade di canali, rogge e bocchetti che costituiscono ancora oggi un patrimonio di inestimabile valore per l’agricoltura e per l’ambiente.
La certosina ricerca è stata svolta dalla professoressa Antonietta Curci, che insieme al nostro Direttore, ingegner Umberto Niceforo, dall’inizio ci stanno accompagnando in questa bella avventura, avviata ormai da oltre vent’anni. Il lavoro è stato pubblicato dalla tipografia Biblos con il contributo della Regione.

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