Cento anni dal congresso di San Donà di Piave

Il Consorzio in bianco e nero.

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In questi giorni sono trascorsi esattamente cento anni dallo storico Congresso che si tenne a San Donà di Piave dal 23 al 25 marzo 1922.
Esso si svolse proprio in Veneto, erede delle tradizioni della Serenissima: il momento era cruciale a seguito delle necessità di ricostruzione conseguenti alla Prima Guerra Mondiale, oltre che per fattori come la disoccupazione, le necessità alimentari e la malaria.
Il Congresso, pur occupandosi di problemi contingenti, seppe avere una grande visione di futuro, tanto da accendere il cammino che ci ha portato fino ai nostri giorni; vi si svilupparono infatti idee e proposte all’avanguardia che l’Italia seppe concretizzare, partendo dal concetto di “bonifica integrale”; in altre parole, si capì che i problemi della gestione delle acque dovevano contemperare gli aspetti idraulici, agrari ed igienico-sanitari.
Al congresso si ritrovarono i nomi più significativi della politica e imprenditoria di allora e vari professori universitari, luminari in varie materie. Al sostegno della bonifica si propose anche don Luigi Sturzo, sociologo e uomo politico noto per aver fondato il Partito Popolare Italiano. Alla Presidenza onoraria del Congresso fu chiamato Ivanoe Bonomi e il Presidente del Consiglio Luigi Facta inviò un messaggio augurale.
Il Congresso vide tra i protagonisti l’avvocato Silvio Trentin, docente all’ateneo patavino, tra gli ispiratori della riunione. Egli curò anche la relazione sulla “bonifica umana, scopo essenziale della bonifica idraulica ed indispensabile premessa della bonifica agraria”. Le sue parole, di alto significato e quasi profetiche, meritano di essere ricordate: “E quando dico bonifica, dico terre redente, ma dico anche strade, dico borgate, dico scuole, dico civiltà, dico palpiti di uomini generosi, dico una grande idealità che potrà placare e deviare le nostre grette passioni, dico una vita nuova in cui dovremo immergerci, dico una battaglia infinitamente superiore a quelle miserabili nelle quali quotidianamente ci arrabattiamo.
Sono nato e ho vissuto in terreni di bonifica e tutto il poverissimo ingegno mio ho dedicato, non da oggi soltanto, allo studio di questo argomento, al quale nessun cittadino può considerarsi estraneo”.
La valenza multipla della bonifica fu evidenziata da più parti. Oltre che dei fondamentali interventi strutturali di tipo idraulico, si trattava di una serie di opere pubbliche che mettessero in collegamento le diverse bonifiche, mediante la costituzione di nuclei abitativi, una rete stradale idonea, con i ponti di collegamento che ne garantissero la fruizione, con le prime reti di distribuzione dell’energia elettrica, con le canalette d’irrigazione, con le Scuole, i presidi antimalarici e gli Uffici Postali necessari a vivere in territori isolati e lontani dalle grandi vie di comunicazione. Un fervore di idee e attività che poi trovarono concretizzazione.
Il Congresso incise profondamente nell’evoluzione delle opere di bonifica in tutto il territorio nazionale.
In particolare, ne seguirono provvedimenti di legge, come la Legge Serpieri del 1933, che regolamentò l’innovativo sistema di autofinanziamento da parte dei proprietari consorziati, promuovendo la rappresentatività degli stessi nell’Ente consortile, uno dei primi esempi di autogoverno nel nostro Paese e di federalismo ante litteram.

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