Disostruzione ponte roggia Cornara Alta
In via Roma a Romano d’Ezzelino
Nel mese di maggio la roggia Cornara Alta, in via Roma a Romano d’Ezzelino, a seguito di due successive perturbazioni, ha tracimato per ben due volte per causa di un’ostruzione nel ponte esistente, sia nella notte tra il 13 e 14 maggio che nel pomeriggio del 14 maggio.
Il personale tecnico del Consorzio ha provveduto ad effettuare alcune immediate verifiche avvalendosi di appositi macchinari ed attrezzature specifiche, trovando l’ostruzione all’interno del ponte, a una distanza di ben 17 metri dall’imbocco.
Inizialmente la causa imputabile e visibile dell’ostruzione è stata attribuita ad un deposito eccessivo di ramaglie, derivante probabilmente dagli sfalci eseguiti dai frontisti nei giorni precedenti agli eventi meteorologici, che si sarebbe mescolato al pietrame trasportato dal torrente durante i fenomeni di piena, creando un vero e proprio tappo, molto pericoloso.
Grazie alle sofisticate tecnologie disponibili, si è provveduto a creare un accesso al ponte con un miniescavatore di misure minute, denominato “gatto”, abbinato ad un escavatore a risucchio per l’asportazione del pietrame interrato.
Per raggiungere l’ostruzione con i suddetti macchinari gli addetti hanno dovuto farsi strada impiegando due intere giornate.
Rimosse le ramaglie dal ponte, si è scoperto che l’ostruzione in realtà è stata soprattutto causata da un enorme tronco conficcatosi trasversalmente alla tombinatura, entro essa, di lunghezza tre metri e con un diametro di circa un metro.
Le operazioni di sgombero sono state davvero complesse, dovendo ridurre questa enorme massa avvalendosi di motoseghe e lavorando in ambiente privo di luce, oltre che in presenza d’acqua per una voragine formatasi nel fondo della roggia.
Dopo questo impegnativo lavoro, il ponte è stato riportato nelle condizioni idonee per far fronte ai deflussi.
Tuttavia, la situazione è emblematica e di monito:
- sul fatto che le tombinature dei corsi d’acqua vanno evitate o, nel caso non si possa farne a meno, vanno realizzate di dimensione ampia, senza ridurre la precedente capacità di invaso e di deflusso dei canali;
- sul fatto che all’interno dei canali purtroppo si raccolgono rifiuti di ogni tipo, di provenienza antropica come quelli in plastica o vetro, come spesso succede, sia vegetali per il malcostume di potare le siepi e anziché raccogliere ramaglie e fogliame, si pensa sia più comodo gettarle nei fossi;
- infine, una particolare attenzione va dedicata alla presenza di piante in fregio ai corsi d’acqua, peraltro vietate dalla normativa vigente, che pure essendo un elemento di arredo ambientale, nel caso vengano sradicate da eventi meteorologici intensi diventano un grosso problema sia per la stabilità delle rive e degli argini dei corsi d’acqua, sia perché – come nel caso in esame – possono andare a infilarsi sotto i ponti creando pericolosissime ostruzioni.
Il tempestivo intervento delle squadre operative del Consorzio in questa situazione non facile ha evitato danni peggiori.






