Allarme rosso
Piogge e piene, colpita in particolare la pedemontana
Dopo un lungo periodo di siccità e di assenza di piogge, in un paio di giorni la situazione si è ribaltata e si è passati da un estremo all’altro. La tempesta denominata “Ciaran” ha sconvolto diversi Stati europei e varie zone del nostro Paese, tra cui anche il nostro Veneto.
La prima fase dell’evento (tra il 30 e il 31 ottobre) ci ha visti particolarmente impegnati tra Marostica e Pianezze, dove una tombinatura realizzata a seguito del disordinato sviluppo del territorio si è intasata con ramaglie, detriti e materiali vari, convogliati da un canale del territorio. Ciò ha creato un pericoloso rialzo del livello dell’acqua a monte e una situazione di incipiente esondazione. Il tempestivo intervento del Consorzio, affiancato dalla Protezione Civile locale e anche dai Vigili del Fuoco per il pompaggio, ha richiesto varie ore di lavoro anche di notte, in condizioni difficili, ma è stata positivamente risolta andando a demolire una parte del piazzale ove è collocato il tubo e demolendo anche la parte superiore di esso, da cui con apposito mezzo operativo è stato estratto il materiale depositato liberando il passaggio all’acqua.
Torna quindi d’attualità il tema dei tubi con cui spesso si vogliono restringere i corsi d’acqua, cose che ormai dovrebbero essere evitate o almeno realizzate con manufatti di ampie dimensioni.
Il comprensorio consortile successivamente, nella giornata del 2 novembre, è stato soggetto ad altre intense ma soprattutto continuative precipitazioni che hanno messo a dura prova la rete di competenza.
Sono caduti mediamente, sommando i due eventi, tra gli 80 e i 120 millimetri di acqua, con piogge che sono state più consistenti nella fascia pedemontana.
I maggiori disagi quindi si sono registrati nei comuni presenti nella parte alta del nostro comprensorio quali Breganze, Pianezze, Marostica, Colceresa, Romano d’Ezzelino e Mussolente.
Svariati sono stati gli interventi effettuati dal personale consortile impiegato in prima linea nella gestione delle opere di bonifica, ma anche in situazioni di emergenza con l’utilizzo di escavatori e mezzi d’opera. Circa 30 persone sono state impegnate in maniera continuativa, a volte in affiancamento alle strutture di Protezione Civile o ai Vigili del Fuoco, intervenuti nei casi più gravi.
Le cinque casse di espansione consortili hanno funzionato in maniera puntuale, si sono tutte riempite e hanno evitato danni e allagamenti che sarebbero stati certi in caso non ci fossero state. Sono queste opere fondamentali soprattutto quando, come in questo caso, le reti secondarie non riuscivano a scaricare in quelle principali, creando inevitabili rigurgiti.
Si citano in particolare la cassa di espansione tra Cassola e Mussolente sul rio Lugana, a Mussolente sui torrenti Trieste e Lugana, a Romano d’Ezzelino sui torrenti Dolzetta e Mardignon, a Mussolente sul rio Voloncello (realizzata a seguito della Superstrada Pedemontana Veneta), a Colceresa e Breganze sul torrente Riale (realizzata a seguito della Supestrada Pedemontana Veneta), realizzata da poco ed entrata in funzione per la prima volta dimostrando la propria essenziale validità, tanto che il torrente Riale che in passato tracimava è rimasto dentro gli argini.
Il nostro grande fiume, il Brenta, ha raggiunto rapidamente livelli di guardia raggiungendo in poche ore una portata di 550 metri cubi al secondo nella giornata del 31 ottobre, valore che sarebbe stato molto superiore se il bacino del Corlo non avesse offerto il consueto beneficio di laminazione (cioè il trattenimento di una parte della piena del Cismon, suo affluente).
Il Brenta è poi gradualmente sceso per risalire di nuovo in breve tempo tra il 2 e il 3 novembre, portandosi di nuovo a valori di oltre 500 metri cubi al secondo (e di nuovo il Corlo ha svolto un positivo ruolo di trattenimento).
In poche ore se ne è andato a mare un volume enorme d’acqua che se avesse potuto essere trattenuto avrebbe potuto costituire una preziosa riserva per i periodi di siccità. Il progetto del nuovo bacino del Vanoi va proprio in questa direzione.
Per quanto riguarda il fiume Bacchiglione, esso ha esondato in alcune aree golenali e il Consorzio ha dovuto tempestivamente accendere le idrovore perché si sono chiuse le porte a vento per evitare che il fiume entrasse nel territorio.
L’attività svolta in questi giorni dal Consorzio è stata molto apprezzata dai cittadini e i sindaci dei territori hanno espresso il loro plauso sugli interventi sinergici che sono stato attuati.
Torna però prepotentemente di attualità, ogni qualvolta ci troviamo di fronte a questi eventi, il tema della prevenzione e dell’esecuzione di opere non più rinviabili per la messa in sicurezza del nostro territorio, che risulta essere, visto il continuo variare delle condizioni climatiche, sempre più difficile da governare.






