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Le centrali idroelettriche di San Lazzaro

LE CENTRALI IDROELETTRICHE DI SAN LAZZARO A BASSANO DEL GRAPPA

La centrale sul 1° Salto

Porta i sigilli di Vittorio Emanuele III il decreto contenente la prima concessione dell’impianto idroelettrico di San Lazzaro di Bassano del Grappa, nel 1939; ma già nel 1923 era stato autorizzato in via provvisoria l’inizio dei lavori di costruzione della derivazione fino alla centrale.   La realizzazione dell’impianto - che fu anche l’occasione per riorganizzare in modo razionale le prese irrigue della sinistra Brenta - fu ultimata il 16 ottobre 1926. L’entrata in funzione avvenne il 1° gennaio 1927.   E’ quindi da quasi ottant’anni che le turbine di San Lazzaro vengono messe in rotazione dal passaggio delle acque provenienti dal fiume Brenta della portata massima di 33 m3/s e che, grazie al salto di 4,40 m, producono energia elettrica per una potenza di 1.196 kW, con una media energetica annua di circa 8.000.000 kWh, a favore dei vari concessionari che si sono succeduti nel tempo: a partire dal Consorzio Medoaco (1923) fino all’attuale titolare del- la conces-sione, il Consorzio di bonifica Pedemon-tano Brenta di Cittadel-la, che ha ereditato l’impianto dall’ex Consorzio “Irrigazione Brenta” che a sua volta lo ha acquistato dalla SAIM di Milano negli anni 1970.

 

Il canale adduttore della centrale - Canale Medoaco, dall’antico nome del Brenta, Medoacus - prende origine dal fiume 240 metri a valle del Ponte Vecchio di Bassano, tramite un sostegno che assolve, oltre che la funzione principale di derivazione idraulica, quella di stabilizzazione dell’alveo a protezione dello stesso ponte palladiano.

Il manufatto consiste in una diga sfiorante ortogonale al fiume Brenta, della lunghezza di 80 m, e in una diga sfiorante parallela al corso del fiume, che si sviluppa per 200 m fino a due bocche di sghiaio, larghe 4,5 m, regolate da paratoie, collocate in corrispondenza del manufatto di  presa del canale Medoaco  in località Casa

 

Colomba.   Attraverso l’opera di presa - consistente in un edificio che consente di manovrare tre paratoie di intercettazione, di larghezza 3,50 m ciascuna, a mezzo delle quali le acque si immettono nel canale Medoaco -  transita una  portata  massima di  36 m3/s, destinata  ad uso idroelettrico ed irriguo.  Il canale Medoaco si sviluppa con un tracciato parallelo al fiume - in sinistra dello stesso - per circa 2 km, con sezio- ne rettango-lare di lar-ghezza di 10 m, tirante d’ac- qua 2,10 m e pendenza di fondo pari a 0,85 m/km.  A distanza progressiva di 1600 m dalla presa “Colomba” è collocato un secondo manufatto di derivazione con quattro luci di 3,50 m, munite di paratoie manovrabili di cui una serve per l’alimentazione della roggia Rosà, che da qui trae la propria origine, potendo derivare fino a 6,7 m3/s.  Dopo la derivazione della roggia Rosà, il canale Medoaco prosegue il proprio corso per altri 350 m - con una portata massima di 30 m3/s - fino a raggiungere il bacino di carico precedente la centrale. Il bacino di carico è provvisto di tre sifoni auto-livellatori e di uno scarico con paratoia di luce 3,5 m.  Sifoni e scarico collegano il canale Medoaco ad un apposito canale di by-pass, utile in caso la centrale debba essere esclusa dal flusso idrico o per convogliare le portate eventualmente in eccesso, che facciano superare alla superficie dell’acqua il livello massimo prestabilito.   La centrale idroelettrica è costituita da un grande blocco di fondazione in calcestruzzo nella cui massa sono ricavate le trombe di scarico e le camere a spirale con le corone circolari per le due turbine. L’impianto era costituito in origine da due gruppi ad asse verticale con turbine in camera libera, distributore periferico a pale mobili e girante ad elica in ghisa; la turbina del gruppo 1 è stata sostituita con una girante di tipo “Kaplan”, a pale regolabili, in acciaio.  L’energia elettrica, prodotta alla tensione di 3.000 V, dopo essere trasformata a 10.000 V viene immessa nella rete ENEL,  con conteggio della produzione a  mezzo di appositi  strumenti di misura.  


 

Le acque, all’uscita della centrale, proseguono il loro corso a valle in un canale di scarico lungo complessivamente 134 m,  al termine del quale si localizzano il collegamento con il canale di by-pass - che corre parallelamente al canale di scarico - e la presa attraverso cui è stata riunita la derivazione delle rogge irrigue Morosina, Dolfina e Bernarda in un canale unificato, in grado di convogliare la portata di competenza, pari a 10 m3/s. La rimanente portata veniva originariamente scaricata nel fiume Brenta attraverso una chiavica. Un successivo intervento avvenuto nel 1971/72 ha realizzato a valle di tale chiavica un’ulteriore opera di presa, che immette l’ac- qua in una condotta del diametro di 2,70 m, la quale - dopo un percorso parallelo al fiume, in sinistra dello stesso, di 789 m - sottopassa il Brenta e torna alla luce in riva destra dopo altri 255 m.  Presso lo sbocco, in località Marchesane di Bassano del Grappa, esiste un’apposita opera che presenta, lato Brenta, una soglia sfiorante a scopo di “troppo pieno” e, inserito nell’argine, un manufatto sede di cinque luci di 2 m, munite di paratoie, atto alla derivazione del canale Unico, della portata massima di 15 m3/s, adduttore principale a favore degli utilizzi irrigui ed industriali del territorio in destra del fiume. 

 

La nuova centrale idroelettrica sul 2° Salto

L’esistenza di un salto geodetico non utilizzato - quantificato in circa 4 m, tra lo scarico della centrale idroelettrica di San Lazzaro ed il manufatto di Marchesane - ha spinto il Consorzio di bonifica Pedemontano Brenta a progettare ed eseguire una nuova centrale idroelettrica a valle di quella già esistente, sempre in località San Lazzaro.  La nuova turbina di tipo Kaplan - con doppia regolazione delle pale e del distributore - è stata dimensionata per una portata d’acqua media di 12 m3/s con un salto di 4,06 m, con potenza di 390 kW. La produzione annua del nuovo impianto si aggira intorno ai 3.000.000 kWh. L’impianto idroelettrico  di  San Lazzaro  - 2°  salto,   entrato  in   produzione  dal

 

 

15 giugno 1995, è composto dai seguenti elementi:

• opera di derivazione dal canale di scarico della centrale di 1° salto con apposita vasca di carico; edificio per l’alloggiamento delle apparecchiature elettromeccaniche;

• canale di scarico che collega la nuova centrale del sistema idraulico esistente;

• tre sifoni auto-livellatori con tromba a sezione rettangolare e uno sfioratore lungo 17 m, atti ad immettere l’acqua di supero in un canale di by-pass parallelo alla centrale;

• canale di by-pass.

 

 

Nuove centrali in progetto

La seconda centrale rientrava nel programma di potenziamento dell’autoproduzione di energia elettrica che il Consorzio  persegue  per  la soddisfazione delle  proprie necessità energetiche, derivanti dagli elevati consumi presso i propri impianti irrigui di sollevamento e idrovori.  Nonostante l’aggiunta della produzione della nuova centrale - che ha portato ad una produzione media annua complessiva di oltre 11.000.000 di kWh, a fronte di consumi medi annui di 5.700.000 kWh - il bilancio economico dell’Ente relativo all’energia resta in passivo. Il motivo è presto detto: l’energia venduta è pagata mediamente 71 €/MWh, mentre quella acquistata costa  mediamente 120 €/MWh. Pertanto, il Consorzio continua la proget-tazione di nuove cen-traline idroelettriche, anche in previsione di un incremento futuro dei consumi, in seguito alla realizzazione di nuovi impianti idrovo-ri, a servizio di zone oggi carenti di scolo, e di nuovi impianti pluvirrigui, che consen- tono un risparmio di risorsa idrica  tramite i metodi irrigui ad aspersione. Sono in progetto impianti con possibilità di produzione di oltre 20 milioni di kWh; si auspica che essi vengano presto autorizzati dalla Regione, in modo che si possa realizzarli e fornire un ulteriore contributo all’utilizzo di fonti pulite e rinnovabili per il fabbisogno energetico del territorio.

 

 

 

 

     
Consorzio di bonifica Brenta
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